S'Iscuru

Riprende il processo sull'alluvione, a Tempio sentite le testimonianze di Gian Piero Scanu e Russu

Cronaca
di Davide Mosca
OLBIA. E' ripreso, ieri, nell'aula del tribunale di Tempio Pausania il processo sull'alluvione del 2013 che in quel tragico 18 novembre spazzò tragicamente le vite di tredici persone solo in Gallura. Sul banco degli imputati, accusati a vario titolo, ci sono gli ex sindaci di Olbia e Arzachena, Gianni Giovannelli e Alberto Ragnedda, e diversi tecnici e funzionari comunali e provinciali. Ieri sono state ascoltate le testimonianze del deputato del partito democratico, Gian Piero Scanu e quelle di Ivana Russu, all'epoca dei fatti assessore con delega alla protezione civile. L'avvocato Nicola Di Benedetto, legale difensore dell'ex sindaco Giovanneli, ha chiesto ai due testi di ripercorrere quei tragici momenti. Perché si tenta, nello specifico, di ricostruire se ci sia stata una responsabilità nella mancata o comunque tradiva allerta meteo. Cosa non ha funzionato quel giorno? Scanu ha parlato di una valutazione approssimativa della situazione da parte della prefettura di Sassari per le scarse informazioni che arrivavano da Olbia e della sua attivazione da cittadino per sollecitare l'intervento di prefettura e successivamente del governo.

Un cortocircuito perfetto tra mancanza di dati e valutazione hanno causato il ritardo degli interventi. La stessa Russu ha poi spiegato come all'epoca dei fatti non esistesse un centro funzionale decentrato di protezione civile e che la prima allerta è arrivata dagli uffici regionali il pomeriggio della domenica 17 novembre. E sotto la lente di ingrandimento sono proprio quei momenti successivi fino al pomeriggio del 18 quando l'acqua invase le vie della città con una furia devastante. Nel corso dell'udienza è stato sentito anche Giancarlo Muntoni, capo della forestale di Tempio. Il prossimo appuntamento con il processo è stato fissato per venerdì prossimo.

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