Day 2 per il Time in Jazz di Paolo Fresu

Cultura e Spettacolo
OLBIA. Seconda giornata oggi per Time in Jazz, il festival ideato e diretto da Paolo Fresu nel suo paese natale, Berchidda (Ss), ma con tappe anche in altri centri del nord Sardegna, che martedì (8 agosto) ha aperto i battenti della sua trentesima edizione a bordo del traghetto della Sardinia Ferries da Livorno a Golfo Aranci, e che prosegue fino al 16 agosto con un calendario fitto di eventi.

La mattinata di mercoledì 9 riporta Time in Jazz, dopo diversi anni, nel verde della natura del Demanio Forestale Monte Limbara Sud, sopra Berchidda, per un doppio momento musicale: si comincia alle 9 al laghetto Nunzia col piano solo di Enrico Zanisi, uno dei più interessanti giovani talenti emersi dalla scena jazzistica nazionale; classe 1990, dopo gli studi e la formazione, culminata alla Manhattan School of Music di New York, ha pubblicato nel 2009 il primo disco con Pietro Cigalini al contrabbasso e Ettore Fioravanti alla batteria, cui seguiranno altri due album sempre in trio, ma con Joe Rehmer e Alessandro Paternesi ("Life Variations" nel 2012 e "Keywords" nel 2014), e uno in duo con Mattia Cigalini ("Right Now" 2015). Nel frattempo matura esperienze esibendosi in alcuni tra i più importanti festival e club italiani e all'estero, e collaborando con musicisti come Sheila Jordan, David Liebman, Andy Sheppard, Francesco Cafiso, Roberta Gambarini, Stefano Di Battista, Francesco Ponticelli; ben presto arrivano anche i riconoscimenti da parte della critica: nel 2012 si è aggiudicato il premio Top Jazz come Miglior Nuovo Talento per la rivista Musica Jazz, e il Premio Siae per la creatività nel 2014.

Dopo il concerto di Zanisi, il festival rimane sempre sulle alture del Limbara e fa tappa al bosco di Semida, dove, a mezzogiorno, torna in scena il sassofono dell'inglese Andy Sheppard in duo con il chitarrista Eivind Aarset (entrambi reduci dal concerto della sera prima a Sassari in quartetto). Sassofonista, bandleader e compositore della scuderia ECM, Sheppard è uno dei musicisti britannici più apprezzati anche dall'altra parte della Manica; spaziando dalla musica classica contemporanea al jazz, ha collaborato con innumerevoli artisti, tra cui Nana Vasconcelos, Carla Bley, George Russell e l'ultimo Gil Evans, solo per citarne alcuni. Il suo primo album per la ECM, "Movements in Colour" (2008), affianca al chitarrista John Parricelli e al percussionista e virtuoso delle tabla Kuljit Bhamra a due musicisti norvegesi del calibro del contrabbassista Arild Andersen e del chitarrista norvegese Eivind Aarset. Chitarrista Capace di assorbire e riflettere con grande maestria tutti i modi della musica, mantenendo una cifra personale che spazia dall'intimità quieta all'intensità travolgente, Eivind Aarset ha suonato con Jon Hassell, David Sylvian, Bill Laswell, Jan Garbarek, Paolo Fresu, Marilyn Mazur, J.Peter Schwalm, Mike Manieri, Marc Ducret, Michel Benita, Martux-M, Stefano Battaglia, Michele Rabbia, Talvin Singh, e lavora regolarmente con la band di Nils Petter Molvaer, nei dischi del quale compare già dai tempi di “Khmer”, del 1998. Sei gli album in studio a suo nome: "Électronique Noire" (1998), " Light Extracts" (2001), "Connected" (2004), "Sonic Codex" (2007), "Dream Logic" (2012) e "I.E." (2015).

Sarà la villa romana nell'area archeologica di Santa Filitica, nei pressi di Sorso, la tappa del pomeriggio, alle 18, per il progetto SoupStar: un nome che in un gioco di parole racchiude il cuore di una collaborazione ormai consolidata tra due dei migliori jazzisti italiani delle ultime generazioni, il trombonista Gianluca Petrella (classe 1975) e il pianista Giovanni Guidi (1985).

Cresciuti entrambi sotto la guida di Enrico Rava, dopo l'uscita del primo disco, "SoupStar", appunto (2013), e reduci da stagioni che hanno visto crescere il loro affiatamento e la loro fama (sia in Italia che all'estero), lo scorso settembre i due hanno pubblicato (con le collaborazioni di Gerald Cleaver e Louis Sclavis) "Ida Lupino", per la prestigiosa ECM, miglior nuovo album italiano dell'anno secondo il referendum del mensile Musica Jazz. Trombonista tra i più apprezzati nella scena internazionale, Gianluca Petrella conta collaborazioni con le più alte sfere del jazz internazionale (Steve Swallow, Greg Osby, Carla Bley, Steve Coleman, Michel Godard, Lester Bowie, Roswell Rudd, Pat Metheny, Oregon, John Abercrombie, Steven Bernstein, la Sun Ra Arkestra…). Attualmente è impegnato come leader con il nuovo quintetto "Cosmic Renaissance", col Trio 70's, col progetto in solo "Exp and Tricks”, e in duo con Gabrio Baldacci, mentre proseguono le collaborazioni con Enrico Rava e con il formidabile il Brass Bang accanto a Paolo Fresu, Steven Bernstein e Marcus Rojas.

Vincitore di vari premi, tra cui il referendum Top Jazz indetto dalla rivista Musica Jazz come miglior nuovo talento 2007, Giovanni Guidi (classe 1985) è leader di propri gruppi  e progetti come il quartetto con il trombettista Mirco Rubegni, il contrabbassista Joe Rehmer e Fabrizio Sferra alla batteria, e il trio in cui si esibisce al fender rhodes; è impegnato anche in varie collaborazioni, tra cui quelle con Rava, il duo  Netsuke con Daniele Di Bonaventura al bandoneon, il trio con il trombettista Luca Aquino e il percussionista Michele Rabbia. Nel 2006 esce anche il primo album a suo nome, "Tomorrow Never Knows", seguito da quattro dischi per la Cam Jazz con vari organic. È invece del 2013 il primo album per la ECM, "City Of Broken Dreams", inciso in trio con Thomas Morgan e Joao Lobo; gli stessi compagni di viaggio in "This is the day", pubblicato ancora dalla prestigiosa etichetta tedesca nel 2015.

La seconda giornata si chiude alle 21.30 nella campagna di Ozieri dove sorge la basilica di Sant'Antioco di Bisarcio, una delle più grandi e affascinanti chiese romaniche dell'isola, cornice ideale per il concerto di Inside Out, insegna sotto cui si riconoscono due grandi improvvisatori tedeschi, molto diversi nelle loro connessioni al linguaggio del jazz, ma accomunati da un profondo interesse nel processo di creazione espressiva: Markus Stockhausen, uno dei trombettisti più apprezzati in qualsiasi tradizione musicale, e Florian Weber, pianista insignito di premi in patria e all'estero. Attivo da circa sette anni, il duo Inside Out ha firmato nel 2016 il suo primo disco, "Alba". Partner della serata il Lions Club Ozieri e Chilivani Ambiente.

Classe 1957, Markus Stockhausen è un musicista in grado di spaziare facilmente tra musica contemporanea, classica e jazz moderno. Per circa venticinque anni ha collaborato al fianco di suo padre, il grande Karlheinz, che ha composto per lui molte opere. L'approccio di Markus alla creazione della "musica intuitiva" è influenzato dal post-bop, dal free jazz, dalla world music, dall'elettronica e dall'ambient, e si avvantaggia della sua grande padronanza dello strumento.

Dirige o collabora in vari ensemble con musicisti come Arild Andersen, Patrice Héral, Mark Nauseef, Jörg Brinkmann, Angelo Comisso, Christian Thomé, Ferenc Snétberger, Florian Weber; con la clarinettista olandese Tara Bouman condivide il progetto Moving Sounds, mentre il suo gruppo Eternal Voyage riunisce musicisti provenienti dall'India, dai Paesi Bassi e dal Libano.

In qualità di compositore ha ricevuto commissioni da parte dal Coro Camera RIAS, dalla London Sinfonietta, dall'Orchestra d'Archi Italiana, dall'Orchestra da Camera di Winterthur, dal Cheltenham Music Festival, dai 12 Cellisti della Filarmonica di Berlino. Nel 2007 ha scritto "Tanzendes Licht" per tromba, big band e archi per la Swiss Jazz Orchestra e la Camerata Bern, e "Symbiosis", un doppio concerto per clarinetto e tromba con orchestra d'archi commissionato dalla Camera Franz Liszt Orchestra. Nel 2009 ha composto "Oliver's Adventures" per orchestra e coro di bambini, nel 2011 "Yin" e "Yang" per la Metropole Orchestra e "GeZEITen" per circa 600 musicisti, commissionato dal Niedersächsische Musiktage di Cuxhaven. Nel 2012 "Ein Glasperlenspiel" per tromba e orchestra di fisarmoniche, nel 2013 "Das Erwachende Herz" per tromba, clarinetto, voce e orchestra commissionata e eseguita dal Hamburger Symphoniker. Vincitore del premio WDR Jazz nel 2005 come miglior improvvisatore, ad oggi ha rilasciato o partecipato a più di 70 dischi.

Florian Weber ha iniziato a prendere lezioni private all'età di quattro anni e più tardi, quando si diploma alle scuole superiori, aveva già preso parte sia a formazioni jazz che classiche, vincendo premi in concorsi e esibendosi in tour anche come solista con diverse orchestre. Nel 1999 vince una borsa di studio per studiare alla Berklee College of Music di Boston ma prima aveva invece deciso di studiare matematica, fisica e biologia. Anni dopo, quando il richiamo della musica è diventato più forte, Florian Weber ha iniziato a studiare con John Taylor a Colonia, Joanne Brackeen e Paul Bley a Boston, e Richie Beirach e Lee Konitz a New York. Il suo bagaglio di esperienze conta registrazioni e concerti con Eddy Henderson, Lee Konitz (Florian è stato il primo pianista tedesco a registrare dal vivo al famoso Village Vanguard. L'album ha ricevuto il premio Choc de l´Anne di Jazzman magazine), Pat Metheny, Ralph Alessi, Lionel Loueke, Dan Weiss, Thomas Morgan, Tomasz Stanko, Albert Mangelsdorff e Benny Bailey. Con il suo gruppo Minsarah e altri progetti è stato in tournée in America, in Europa, Asia, Sudamerica e Giappone in alcuni dei più prestigiosi teatri e festival internazionali e ha suonato concerti per pianoforte di Mozart, Ravel, Gershwin, Piazzolla e di compositori contemporanei con numerose orchestre filarmoniche. Vive a Colonia, ma trascorre una parte dell'anno a New York, facendo parte della vivace scena musicale di quella metropoli che lo ha portato al suo progetto "Biosphere", pubblicato nel settembre 2012 dalla Enja. Nel 2013 ha ricevuto il premio Echo Jazz come miglior strumentista nazionale nella categoria piano/tastiere, e nel 2014 il WDR Jazz Prize per improvvisazione jazz. Nel suo palmarès anche il premio Steinway & Sons al Montreaux Jazz Festival Solo Piano Competition, il premio Gotrian Steinweg di Weimar, il primo Premio alla Jazzcompetition Monaco e il premio della critica tedesca.

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