"Porti e approdi, dalla vela quadra alla vela latina", se ne parla al museo archeologico di Olbia

Cronaca
OLBIA. “Porti e approdi” è il titolo del quinto convegno “Dalla vela quadra alla vela latina”, diventato prestigioso appuntamento fisso con scadenza biennale, ed organizzato dall’Associazione Vela Latina Olbia. Sede dell’incontro sabato 9 dicembre sarà il Museo archeologico , cresciuto sulle ceneri –può aggiungersi: letteralmente-  dei resti combusti delle navi da trasporto in rada che alla metà del V secolo subirono uno spietato attacco incendiario dei Vandali, ed i cui relitti oggi restaurati offrono esclusiva attrazione per storici, archeologi, visitatori comuni. I legni stanno ad testimoniare con forza l’importanza di un approdo, il suo prestigio come porto, la sua vitalità di traffici nei millenni, come anche la sua contraddittoria fragilità, esposto da sempre sia agli attacchi di popoli invasori, sia alle altalenanti crisi storiche della città. Di estremo interesse gli argomenti che verranno trattati negli interventi previsti.

La relazione di Rubens D’Oriano tratterà dell’approdo, causa prima di nascita e sviluppo dell’insediamento umano, rimarcato in segni forti e tangibili della sacralità religiosa pagana, poi ricalcata nel tempo da quella cristiana, fino alla modernità. Il recente “sbarco” di una piccola folla di curiosi del sapere,  trasportata su chiattini fino all’isolotto di Cocciani o Gabbia, dove si trovano importanti resti idi attività di estrazione di cava di epoca romana,  pone il problema dell’esigenza di un modo più direttamente partecipati per divulgare il passato attraverso i suoi resti monumentali visitabili, e degli obblighi che queste operazioni delicate impongono (M. Agostino Amucano). L’antropologa Elisabeth Evrard ci porterà nella magica Bretagna, attraverso le modalità con cui i porti testimoniano paradigmaticamente del vivace rapporto dialogico intercorrente tra quel territorio e la propria cultura marittima. Tornando in Sardegna, Tonino Sanna parlerà della doppia colonizzazione dell’Isola di San Pietro, ligure del 1738 e ponzese dal 1865 in poi, con la lenta, ma armoniosa integrazione finale oggi riscontrabile tra i differenti gruppi culturali esogeni.   

© Riproduzione non consentita senza l'autorizzazione della redazione