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Studio Bocconi, azienda familiare resiste e dà lavoro

Quinta edizione dell'Osservatorio Aub su tutte le aziende familiari italiane con ricavi superiori a 50 milioni di euro.

Dati
AdnKronos
Milano, 26 feb. (Labitalia) - La medio-grande impresa familiare è resiliente, ovvero tiene duro di fronte alla crisi. La quinta edizione dell'Osservatorio Aub su tutte le aziende familiari italiane con ricavi superiori a 50 milioni di euro, promosso da Aidaf (Associazione italiana delle imprese familiari), Gruppo UniCredit, Cattedra Aidaf-Alberto Falck di strategia delle aziende familiari dell'Università Bocconi e Camera di commercio di Milano, evidenzia che alla fine del 2012 il 58% delle aziende medio-grandi (con ricavi superiori ai 50 milioni di euro) era a controllo familiare, una percentuale in leggera crescita rispetto al 57,4% dell'anno precedente.Non solo: i dati confermano che le aziende familiari hanno incrementato il numero dei dipendenti nel corso della lunga crisi: dal 2007 al 2012 l’occupazione è infatti aumentata del 5,7%. Lo studio presentato all'Università Bocconi, a cura di Guido Corbetta, Alessandro Minichilli e Fabio Quarato, è basato sull'analisi dei bilanci di tutte le 4.249 aziende familiari italiane medio-grandi. Dopo aver risposto meglio delle altre aziende ai primi segnali di ripresa nel biennio 2010-2011, le aziende familiari hanno registrato una contrazione dei ricavi superiore alla media nel difficilissimo 2012: -2,8% contro -1,3%, ma il dato delle altre imprese è influenzato dalla crescita (+4,7%) delle aziende statali, che sembrano godere di una certa protezione dalla crisi. Non tutte le altre tipologie fanno meglio delle familiari: le multinazionali registrano infatti un -2,9% e le aziende controllate dal private equity -4,2%.La redditività operativa delle aziende familiari continua a essere superiore a quella delle altre (+0,4 punti), ma il gap va assottigliandosi nel tempo, mentre peggiora la capacità di ripagare il debito, misurata dal rapporto Pfn/Ebitda, che si attesta a 6,4 rispetto al 5,6 delle altre imprese delle stesse dimensioni. Infine, le aziende familiari si confermano quelle meno dipendenti dal capitale di terzi: il rapporto di indebitamento è sceso a 5,2 dal 5,8 del 2011."Abbiamo individuato otto sfide -dice Guido Corbetta, titolare della Cattedra Aidaf- Alberto Falck- che le aziende familiari si trovano ad affrontare per rilanciare la propria competitività: evitare la convivenza obbligata tra generazioni, nella forma di amministratori delegati multipli; pianificare la successione al vertice prima che sia troppo tardi; superare il soffitto di vetro che limita la crescita professionale delle donne; bilanciare leadership familiare e Cda familiare; radicarsi in una cultura non familistica; aumentare le competenze per fare acquisizioni; cambiare il focus geografico degli investimenti diretti all'estero; conoscere il private equity". "Come Aidaf ci fa grande piacere che al fianco delle sfide di sempre, quale la gestione del passaggio generazionale, l'Osservatorio ne abbia inquadrate di nuove leggendo e interpretando i dati che emergono dalle nostre attività", spiega il presidente Aidaf, Elena Zambon. "Le imprese familiari -dichiara Alberto Meomartini, vicepresidente della Camera di commercio di Milano- sono non solo un simbolo importante di continuità e di capacità di conciliare tradizione e innovazione ma sono anche un esempio vivo di quel modo di fare impresa che ha costruito la storia dell’imprenditorialità milanese e italiana. Imprese che sono riuscite a fare del ricambio generazionale un'occasione di crescita e che hanno affrontato la sfida della modernità puntando anche sull'internazionalizzazione. Per questo, in un momento di crisi come quello attuale, è importante continuare a sostenerle e promuoverle in un'ottica di partnership tra pubblico e privato"."I dati ci dicono -afferma Marco Gabbiani, responsabile family business per UniCredit- che anche le aziende familiari italiane devono compiere passi decisi verso la crescita dimensionale, in primis sui mercati esteri per avere nuove opportunità di sviluppo sia dal punto di vista della domanda, sia dei positivi effetti in termini di efficienza produttiva, innovazione e diversificazione del business indotti dagli interscambi con l'estero. Per aiutare le aziende nel processo di internazionalizzazione, UniCredit ha avviato un piano articolato, che dal 2012 ci ha consentito di accompagnare all'estero circa 13 mila aziende, con l'obiettivo di arrivare a 20 mila entro il 2015 grazie a competenze specialistiche, alla piattaforma web UniCredit International, alle iniziative di orientamento e formazione dedicate alle imprese, al sostegno operativo e finanziario nelle operazioni di acquisizione anche cross border che siamo in grado di mettere a disposizione nei 50 paesi in cui siamo presenti".

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