Poletti, nessuno deve essere lasciato in inattività

Intervista del ministro del Lavoro a 'L'Unità'.

Politiche
AdnKronos
Roma, 26 feb. (Labitalia) - "Non sono uno che demolisce: non mi metto a smontare quanto è stato fatto finora". Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in un'intervista a L'Unità spiega la sua filosofia: "Fondamentale è il dialogo". "Non sono uno che demolisce -dice-: non mi metto a smontare quanto è stato fatto finora. Quello che va bene si prende, quello che è da migliorare si migliora". Nessuna discontinuità nelle regole. La sua è una rivoluzione gentile, che parte dall' atteggiamento, dal punto di vista da adottare. Sui giovani annuncia: "Conto di portare avanti il programma Garanzia giovani, avviato dal mio predecessore. Credo che sia una proposta buona. Perché c' è un perno del ragionamento da cui bisogna partire: nessuno deve essere lasciato in inattività. Quella è la condizione peggiore di tutte, ci si sente inutile per sé e per gli altri. Quindi bisogna metterci tutti nella condizione di produrre almeno un' offerta per chi non ha ancora trovato una collocazione. Che siano giovani o meno giovani, del sudo del nord, italiani o stranieri, oppure carcerati: bisogna che abbiano una cosa da fare. Non possiamo permetterci di avere una grande ricchezza inattiva. Per questo io credo che sia importante anche l' economia solidale, il mondo del terzo settore, che dà il protagonismo ai cittadini. Per me non ci sono solo due giocatori, cioè lo Stato e il mercato. Ce n' è anche un terzo: c' è la società che cambia".E su Marchionne aggiunge: "Nella sua scelta di trasferire la sede legale all' estero ci sono molte cose assieme. Io direi che prima di tutto bisogna superare la competizione fiscale tra i Paesi Ue. Non può essere il fisco che decide l' allocazione delle risorse. Può esserci anche un arricchimento della Fiat, che diventa internazionale, ma le responsabilità sociali dei manager vanno sempre considerate. È un problema complesso, io comunque non cerco colpevoli, è uno sport che non mi piace e che non serve".

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