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JobPricing: in filera food 580mila imprese e 2,4 mln addetti

La fotografia nello studio 'Le professioni del cibo'

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AdnKronos
Roma, 23 apr. (Labitalia) - Il settore alimentare in Italia rappresenta la seconda industria manifatturiera in Italia, preceduto solamente dall'industria metalmeccanica. Dalla contabilità nazionale 2013 emerge, infatti, che il valore dei prodotti agroalimentari nazionali rappresenta il 13,4% del Pil, inclusa la quota del consumo extradomestico dei servizi di ristorazione. Sono oltre 580 mila le imprese attive nella filiera alimentare, per un totale di oltre 2 milioni e 400 mila addetti. A scattare la fotografia della filiera del food è JobPricing, in vista dell’ormai imminente Expo 2015.Nello studio 'Le professioni del cibo', riporta, su scala nazionale, indicatori del mercato del lavoro e dati retributivi dei settori che compongono l'intera filiera del cibo, analizzando e comparando le retribuzioni lorde relative alle principali professionalità coinvolte nella filiera del cibo. Il settore terziario - commercio, distribuzione e servizi - domina il panorama, con l'86% di imprese attive e un totale di circa 4 addetti su 5. Solo un'azienda su 10 ha come core business la produzione industriale, ma è mediamente più grande rispetto a quelle del primario e del terziario. Nel primario la presenza femminile è decisamente bassa (meno di un addetto su 5 è donna), mentre l'età media è più elevata (oltre il 35% degli addetti ha oltre 50 anni). All'opposto, all'interno del settore terziario, la composizione di genere è equilibrata fra uomini e donne, anche se nei servizi di ristorazione si nota una presenza maggiore di lavoratori giovani. Il settore industriale si colloca nel mezzo, con una presenza maschile di poco superiore a quella femminile (62% di uomini), e una composizione per età anagrafica simile a quella rilevata nel settore commerciale. In termini di inquadramento contrattuale, la presenza di dirigenti e quadri è superiore nel settore industriale, così come sono più elevati i dati retributivi medi. La Ral media nazionale di settore è pari a 28.076 euro, dove un direttore di stabilimento guadagna in media 104.100 euro e un responsabile di laboratorio di ricerca biologica 44.405 euro. A livello complessivo sono più basse le retribuzioni medie percepite nei settori dove è più alta la presenza di figure operative/esecutive, ossia il settore primario e della ristorazione, le cui Ral medie sono di poco superiori ai 22mila euro. Un operatore agricolo guadagna ad esempio 22.561 euro, un food beverage manager - il responsabile della conduzione e della pianificazione dei servizi di ristorazione - raggiunge una retribuzione media di 38.405 euro e figure con un inferiore tasso di specializzazione come i camerieri di sala, solo 20.077 euro. Un sommelier, poi, 24.772 euro.Infine, nel settore del commercio e della distribuzione, la Ral media raggiunge i 30.099 euro, grazie alla presenza di figure impiegatizie e di più alto livello tecnico-specialistico rispetto al caso precedente. Agli estremi si trovano figure come il direttore del punto vendita, con una retribuzione fissa media di 59.095 euro, e ruoli come l’addetto cassa e l’addetto banchi a servizio, che guadagnano rispettivamente 24.708 euro e 24.243 euro.

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