Foibe: sindaco Vicenza, 'ricordare si deve tradurre in azione'

cronaca
AdnKronos
Vicenza, 8 feb. (AdnKronos) - “A noi, e soprattutto a voi studenti, il compito di ricordare. Che non significa semplicemente ritrovarci una volta l’anno, deporre una corona in ricordo delle vittime, ascoltare una testimonianza. Ricordare non può e non deve avere un significato passivo, ma deve tradursi in azione, in strenua difesa dei valori e delle libertà che con tanta sofferenza sono state conquistate. Non diamo mai per scontata la nostra democrazia e il benessere in cui viviamo. Difendiamoli quotidianamente, con responsabilità e senso civico. Essere italiani significa anche questo, e nessuno, meglio degli esuli, ce l’ha dimostrato”. Sono le parole di conclusione del discorso che ha tenuto questa mattina il sindaco di Vicenza Francesco Rucco all'istituto Canova in occasione della celebrazione per il "Giorno del Ricordo" organizzata da prefettura di Vicenza, Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza e Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), in memoria delle vittime delle Foibe, dell'esodo Giuliano-Dalmata e delle vicende del confine orientale.“Si tratta di una storia che Vicenza conosce bene, per avere ospitato tante famiglie, donne uomini e bambini, in fuga da una terra che non li voleva più. Una terra “sacrificata”, che l’Italia cedette alla Jugoslavia. Quegli italiani, e sottolineo italiani, dovettero scegliere: rinunciare alla propria italianità o abbandonare la terra natìa. A tanti non fu data neppure l’opportunità di scegliere: furono infoibati, ammazzati, strappati per sempre alla loro terra e ai loro affetti. Altri si salvarono abbandonando le loro case e quella che fino ad allora era stata la loro Patria, per raggiungere un’Italia a cui stavano dimostrando un legame di amore, ma che non fu con loro altrettanto generosa”, ha sottolineato.“Gli esuli istriani, fiumani e dalmati non hanno avuto vita facile, ma hanno risposto alle difficoltà con il lavoro, l’intelligenza, la tenacia. E sono stati protagonisti della rinascita dell’Italia dopo le devastazioni delle due guerre. Un’Italia libera, democratica, di pace. Quella che hanno voluto gli italiani, quella che hanno scelto gli esuli che qui si sono ricostruiti una vita, mai dimenticando il dolore che è stato inferto loro, ma riuscendo a superarlo e a trasformarlo in qualcosa di più grande. Questa è la forza di noi italiani. Questo vuol dire essere italiani e guardare all’Europa lasciandosi alle spalle odi e rancori, per viverne le opportunità”, ha spiegato.

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