Mafia: Scarantino, 'gridavo la mia innocenza in carcere ma non si cercava la verità'

cronaca
AdnKronos
Caltanissetta, 16 mag. (AdnKronos) - "Per anni ho gridato dal carcere la mia innocenza, ma non venivo creduto. Perché non si voleva cercare la verità". A parlare, nascosto dietro un paravento bianco, è Vincenzo Scarantino, l'ex pentito di mafia che oggi è chiamato a deporre al processo per il presunto depistaggio sulle indagini della strage di Via D'Amelio. Capelli brizzolati tagliati corti, maglia chiara, giubbotto nero e molto dimagrito rispetto alle ultime apparizioni, Vincenzo Scarantino, rispondendo alle domande del Procuratore aggiunto di Caltanissetta Gabriele Paci e del pm Stefano Luciani, ripercorre la sua 'carriera criminale' fino all'arresto del 1992 per la strage di via D'Amelio, la decisione di collaborare e poi le due ritrattazioni. In aula ad ascoltare le sue parole c'è pure Fiammetta Borsellino, figlia minore del giudice Paolo Borsellino, seduta accanto al suo legale e al cognato Fabio Trizzino. "Nel 2009 dicevo sempre che ero innocente ma non ero mai creduto - racconta Scarantino - Quando sono stato chiamato dai pubblici ministeri, io dicevo sempre che ero innocente. Dicevo che volevo continuare, perché sentivo Gaspare Spatuzza che diceva: "Chi sei?" e che mi scagionava (dalla strage di via D'Amelio ndr)". Ma il pm Paci gli dice: "Quando nel 2008 Spatuzza rende quelle dichiarazioni, lei è stato interrogato, ma poi le dichiarazioni le fatte solo nel 2009. Perché non lo ha fatto subito dopo le dichiarazioni di Spatuzza. Perché ha aspettato tanto?". E Scarantino replica: "Io sono stato tanti anni in carcere e dicevo sempre che ero innocente, per me era impossibile che si cercasse la verità. Non mi fidavo. Dopo quando mi sono reso conto che era inutile".Vincenzo Scarantino, che viene sentito come imputato di reato connesso, ricorda poi la sua vita: "Sono stato arrestato il 26 settembre 1992 assieme a Salvatore Profeta, mio cognato, ma a Profeta lo hanno subito liberato e a me no. L'imputazione era per strage. Mi accusavano Salvatore Candura e Valenti, ma anche il dottor La Barbera, il dottor Bo e il dottor Ricciardi. Io iniziai a collaborare nel giugno del 1994 dopo che mi hanno portato a Pianosa. E sono rimasto in carcere fino al giugno 1994". "Dopo Firenze andati a Torino, poi dalle parti di Venezia. A Jesolo. In Liguria siamo andati nel settembre o ottobre 1994. E ci sono rimasto fino a luglio 1995", prosegue ancora Scarantino. "Ricorda perché venne trasferito?", gli chiede il pm. E Scarantino risponde: "Perché io ho telefonato ai giornalisti, ho fatto la mia ritrattazione al giornalista Mangano (di Mediaset ndr)". Poi il 15 settembre 1998 arriva la ritrattazione, "quando è stato confermato l'ergastolo per Orofino e Profeta". "Tornai a collaborare con la giustizia, nel 2002, mi sembra. Sono rimasto in carcere sedici anni", prosegue ancora. E ricorda che è stato condannato per calunnia a otto anni e mezzo con l'articolo 7 "perché avevo favorito i mafiosi". "E pure per i danni morali a Andriotta. Io offendevo il dottor La Barbera, il dottor Bo e i magistrati".

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