Mafia: processo depistaggio, Scarantino 'Io colpevole di essere innocente' (3)

cronaca
AdnKronos
(AdnKronos) - Vincenzo Scarantino decise di collaborare con i magistrati quasi due anni dopo il suo arresto per la strage di via D'Amelio, nel 1992. "Nel 1994 ho chiesto di collaborare con i magistrati perché non ne potevo più. Nel carcere di Pianosa mi hanno umiliato per mesi, mi facevano spogliare nudo e mi davano dei colpi nelle parti intime. Poi mi dicevano di guardare a terra e mi davano schiaffi in bocca. Mi davano calci con gli anfibi, perché erano in mimetica. Sembrava di stare nel carcere di 'Fuga di mezzanotte'. Mi hanno fatto tante zozzerie di ogni tipo. E io ero stanco". "Mi hanno fatto mangiare i vermi per la pesca, che ci hanno pisciato dentro la minestra, scusate la volgarità. Ci mettevano anche le mosche nella pasta. In pochi mesi sono passato da 103 kg di peso a 53 kg appena, dicevano tutti che avevo l'Aids". "Io non capivo ma, oggi posso dire che lo facevano per fare terrorismo psicologico - dice -Sono stato sei mesi con la stessa tuta, non me la facevano cambiare. Tante umiliazioni, tantissime. Ho subito tante cose schifose che mi hanno fatto. Dovevo stare tutto il giorno in piedi perché appena mi mettevo a letto, c'era la perquisizione, e la notte facevano casino e non mi facevano dormire". A quel punto Scarantino chiese di fare un colloquio con i magistrati. "Io chiedevo i magistrati - dice - ma venivano sempre quelli del gruppo 'Falcone e Borsellino', il dottor La Barbera e il dottor Bo". Poi, dice che veniva chiamato dall'ex capo della Mobile Arnaldo La Barbera, 'Buscetta junior', il 'secondo Buscetta'. "Mi davano lezioni di grammatica con i video di Buscetta, ma io non valevo un solo capello di Buscetta, io ero uno che rubava e vendeva sigarette di contrabbando", ha sottolineato l'ex pentito Vincenzo Scarantino. "Ma La Barbera mi chiamava il 'secondo Buscetta'".

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