L'amico di Piersanti Mattarella: "Era sereno, il fratello Sergio il maggiore confidente"

cronaca
AdnKronos
Palermo, 3 gen. (Adnkronos) - (di Elvira Terranova) - "Incontrai Piersanti Mattarella pochi giorni prima che venisse ucciso. Andammo insieme a una mostra. Lui venne con la moglie Irma, senza la scorta. Lo accompagnai io con la mia 124. Era sereno. Aveva la consapevolezza di potere camminare senza alcun timore, appunto sereno. Eppure mancavano pochissimi giorni alla sua uccisione". Antonio Todaro, 80 anni appena compiuti, è un avvocato in pensione. E' stato uno degli amici di famiglia più cari dell'ex Presidente della Regione siciliana, il Governatore dalle 'carte in regola', ucciso il 6 gennaio 1980, mentre andava alla messa per l'Epifania. Ancora oggi, nonostante siano trascorsi 40 anni da quel tragico giorno, Antonio Todaro, che negli anni Settanta a capo del 'Gruppo Politica', l'iniziativa di formazione all’impegno socio-politico, proposta nel 1977, da Piersanti Mattarella e da altri suoi giovani amici e collaboratori, si commuove quando fa un salto indietro nel tempo e ricorda l'amico Piersanti. Ma mette subito in chiaro che non vuole "farne un santino", bensì descrivere gli ultimi anni trascorsi insieme, anche in vacanza, con il Presidente ucciso davanti agli occhi della moglie Irma Chiazzese. L'avvocato Todaro ha gli occhi lucidi quando ricorda l'ultima volta in cui vide Piersanti Mattarella, quattro giorni prima dell'omicidio. "Non avrei mai pensato che non lo avrei mai più rivisto...", dice oggi in una intervista all'Adnkronos. Poi si illumina quando ricorda "quel pomeriggio". "Era l'inizio dell'anno del 1980, quando andai a prendere Piersanti con la mia auto per andare a vedere insieme una mostra d'arte, di cui lui era un grande appassionato- racconta - Passò da casa mia e andammo insieme in macchina. E ricordo la sua sobrietà, al limite della cautela di quest'uomo che pur rivestendo un ruolo pubblico così importante come quello di Presidente della Regione. Lui, con grande serenità, salì sulla mia macchina con la moglie, senza la scorta. Questo mi fece pensare che aveva il cuor sereno".Era sereno, dunque, Piersanti Mattarella. Non immaginava, forse, di essere ucciso solo pochi giorni dopo. "Solo una volta - racconta ancora l'amico Antonio Todaro - ebbe un sussulto. Ricordo che stavamo tornando da Castellammare del Golfo (città di origine di Mattarella ndr), quando arrivando a Terrasini vedemmo una fila di costruzioni abusive. Lui ebbe un momento di riflessione sulle conseguenze che un'azione proibitiva di interruzione avrebbe potuto procurargli. Vedendo quelle schifezze lungo la costa si mise le mani nei capelli, ebbe una sorta di sussulto a pensare alle difficoltà e all'impegno, alle reazioni che si sarebbero determinate per questo intervento. Ma a me, personalmente, sensazioni di preoccupazione per la sua vita non ne esternò mai, eppure io ero molto vicino a lui. A differenza di quanto detto dalla dottoressa Trizzino". Maria Grazia Trizzino era il capo di gabinetto di Piersanti Mattarella. E in passato aveva raccontato che, di ritorno da un viaggio a Roma, alla fine del 1979, per denunciare al Governo la grave situazione siciliana e la necessità di fare pulizia nella Dc Piersanti Mattarella le avrebbe confidato di avere incontrato l'allora ministro Virginio Rognoni: "Se dovesse capitarmi qualcosa, si ricordi di quello che le sto dicendo…".

Leggi anche