Mafia: amico Piersanti Mattarella, 'era sereno prima di omicidio, fratello Sergio suo confidente' (2)

cronaca
AdnKronos
(Adnkronos) - Antonio Todaro ricorda ancora che Sergio Mattarella "era il confidente più fidato" di Piersanti. "Molti pensieri li ha condiviso soprattutto con suo fratello, se posso dare una mia impressione, il suo consigliere più fidato, più intimo- ricorda oggi nell'intervista all'Adnkronos - L'attuale Capo dello Stato non faceva ancora politica attiva, teneva il suo spazio discreto e riservato. Ma la contiguità totale più frequente era quella con suo fratello. Gli altri sì hanno avuto delle confidenze dal Governatore ma mai quanto Sergio". Poi, l'amico avvocato di Piersanti Mattarella sottolinea con commozione che "oggi manca moltissimo una persona, un politico, come Piersanti Mattarella", un "uomo la cui grande umiltà non toglieva niente alla sua autorevolezza". Manca una persona dotata della sua fantasia, della sua gioiosità della vita. Aveva il gusto della vita. La gioia della vita, senza essere bacchettone, amava anche gli aspetti più ludici, più sereni, più immediati. Amava la musica leggera, l'arte, il tutto vissuto con molta disinvoltura, senza particolari impacchettamenti, con una grande sensazione del senso dell'amicizia". E ricorda che il "giorno in cui fu nominato Presidente della Regione, lui mi chiamò alle otto del mattino per chiedermi come stava mia nonna, perché sapeva che stava male". "Ricordo la sua faccia quando un commesso lo chiamò, il giorno in cui un giorno andai a trovarlo, lo chiamò 'eccellenza', lui non era pronto. Non fece cenno al commosso ma ebbe un sussulto perché riteneva quel tributo, che peraltro gli spettava, lo considerava estraneo alla sua dimensione umana e sociale".Antonio Todaro è l'autore della fotografia-icona che ritrae Piersanti Mattarella mentre è al telefono nel suo ufficio. "Ho sempre avuto la passione della fotografia - racconta oggi - e quel giorno, andai a trovare il Presidente del suo ufficio. Era una riunione direi familiare, c'era pure sua nipote Lea, la critica d'arte. Io avevo con me la Nikon che avevo comprato da poco. Era assorto e malinconico in quell'istante in cui l'ho fotografato. C'era stato qualche giorno prima un incidente aereo. E lui esprimeva con quello sguardo la sua partecipazione emotiva, stava assorto e silenzioso. Non ha parlato per alcuni minuti. Quel momento mi parve una sintesi complessiva della sua sensibilità, della sua attenzione e partecipazione umana a ciò che accadeva".

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