
Roma, 19 gen. (Adnkronos) - "La capacità di saper prendere decisioni giuste e al momento opportuno, dote politica" che costituì "elemento precipuo dell’agire politico di Craxi, fin quasi a rappresentarne un elemento identitario, fu decisiva in particolare nel consentire di sciogliere l’intreccio che si era avviluppato –anche a causa delle molte inerzie della politica italiana– proprio attorno alla questione dell’adeguamento del Concordato del 1929 ai principi della Costituzione repubblicana". Lo ricorda Gennaro Acquaviva, capo della segreteria politica del presidente del Consiglio Bettino Craxi e che, insieme a Francesco Margiotta Broglio, svolse un ruolo centrale nelle trattative con il Vaticano che portarono alla firma del cosiddetto nuovo Concordato. "A Villa Madama, il 18 febbraio 1984, sul punto sul quale avevano fallito i 'cattolicissimi' Moro e Andreotti, ma anche il 'principe laico' Giovanni Spadolini, vinse la partita proprio il 'garibaldino' Craxi. Oggi -ricorda Acquaviva nel volume 'I primi trent’anni del Concordato Craxi-Casaroli (1984-2014), curato insieme a Margiotta Broglio- ci è agevole riconoscere che ciò che lo favorì decisamente nel condurre in porto l’impresa –certamente complessa e delicata, ma non difficilissima– fu appunto il suo essere, a un tempo, un politico capace di decidere ma anche l’interprete genuino della migliore cultura liberal-socialista costruita dalle forze di progresso nel nostro Paese".
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