Coronavirus: ExportUsa, non sarà vincolo a export europeo negli Usa

Miranda, cogliere opportunità da momento storico

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AdnKronos
Roma, 25 mar. (Labitalia) - "Il Coronavirus non sarà certo un vincolo all'export europeo negli Usa. In tempi di isteria generale, nei quali le notizie sono spesso fomentate da fonti non ufficiali, è facile cadere nel tranello creando panico tra le pmi europee". Ad affermarlo Lucio Miranda, presidente di ExportUsa (società che aiuta aziende e professionisti italiani ad entrare, con successo, nel mercato americano). "Così come nessuna industria opera in isolamento, nessuna economia - spiega - può operare in isolamento. Esempio pratico: l'economia americana ha bisogno di circa 30.000 componenti (cosiddette car parts) per fabbricare automobili: una grande opportunità per le nostre industrie, che non può essere certamente frenata da un atteggiamento che esaspera l'imprenditoria, fiaccandone gli introiti"."L'economia europea dovrebbe, piuttosto, trarre vantaggio da questo momento storico, per lavorare in maniera più incisiva con gli Stati Uniti, considerate le attuali esigenze di approvvigionamento di beni industriali che prima venivano forniti dalla Cina", sottolinea. Dunque, Miranda si dice convinto che, "a seguito del Covid-19, Europa e Usa presto legheranno importanti alleanze commerciali e ciò andrà a vantaggio dell’economia europea”. Quanto agli Usa, "le misure federali che verranno adottate - spiega - supporteranno imprese, siti produttivi e lavoratori". "La lezione del 2008 - assicura - è servita: il governo americano prevede ammortizzatori sociali e questo aiuterà milioni di cittadini. Inoltre, in un Paese dove normalmente il welfare è considerato privilegio di pochi, si assiste, per la prima volta, a forme di assistenzialismo che si traducono in tamponi e supporto medico gratuiti per tutti. Il piano di emergenza è un primo passo, che presto condurrà a un’inversione di tendenza, sia nel caso delle politiche del lavoro, sia in quello delle assicurazioni sanitarie"."Il mercato del lavoro, poi, è estremamente flessibile negli Usa: tutto è perfettamente strutturato per operare da remoto, semplicemente utilizzando sistemi di telelavoro che connettono le aziende su scala nazionale e globale. Si tratta di una prassi abituale per un mercato così vasto dove è più conveniente risparmiare tempo, denaro e abbattere le distanze, utilizzando la tecnologia piuttosto che percorrere lunghe tratte", sottolinea. "Anche l’Europa uscirà vittoriosa da questa crisi - rimarca - e diventerà il principale partner commerciale degli Stati Uniti, superando le importazioni dalla Cina. Tra i settori che ne beneficeranno ci sarà sicuramente l’industria del farmaco. Il comparto farmaceutico americano dipende per il 13% dalla Cina e per il 30% dall'India: questo significa che gli approvvigionamenti dipendono per il 43% dall'estero. È una percentuale notevolmente messa a dura prova da questo particolare momento; quindi, non appena rientrata l’emergenza, ci sarà una riflessione su dove e come produrre". "Il primo giudice sarà proprio il consumatore che si interrogherà sulla provenienza dei beni prima di acquistarli, operando scelte qualitativamente migliori, con determinate garanzie", dice. "Anche le imprese europee che producono beni di basso valore o di largo consumo beneficeranno, presto, di questa situazione a scapito dell’Asia. Per facilitare questo processo, c’è bisogno urgente di rivoluzionare la catena logistica consentendo, ad esempio, alle industrie più impattate di rifornirsi", avverte. “In questo momento - aggiunge Lucio Miranda - la difficoltà consiste, banalmente, nel reperire fisicamente i container per l’invio della merce, perché sono tutti bloccati in Cina. Mancano quindi i contenitori e non il contenuto. Gli Stati Uniti non sono certo un pericolo, ma un’opportunità unica di business e di crescita per le imprese europee. Non facciamoci spaventare da dichiarazioni fatte sull’onda dell’emotività”.

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SIDDURA MAÌA