
(Adnkronos) - “Il progetto didattico è nato il giorno dopo la notizia del lockdown del 2020, avevamo appena finito di studiare le novelle di Boccaccio – dice all’Adnkronos Alessia Barbagli - La prospettiva di una scuola ‘strana’, che avrebbe dato il via alla didattica a distanza, ci ha fatto venire in mente l’idea di pensarci come gruppo, in un momento in cui eravamo confusi. L’attività della scrittura consente di pensare e di visualizzare il pensiero”. “Nel libro non ci sono soltanto racconti fantasiosi - precisa la Barbagli - Molti testimoniano ciò che i ragazzi hanno vissuto, la loro solitudine quotidiana, in parte alleggerita dal collegamento con i compagni. Il tema della giornata metteva in comunicazione gli studenti e spesso le novelle che hanno scritto sono state occasione di confronto, un modo per parlare e dare risposte: sono state un dialogo a distanza più o meno consapevole”. “La scrittura serve per allenarsi e per resistere – dice ancora la docente - Per i ragazzi è stato importante visualizzare il proprio pensiero e ordinarlo, cosa a cui la scrittura ti costringe. Era importante farlo insieme, faticoso, ma scandiva le giornate, in un tempo sospeso, senza scansioni. La scrittura è un esercizio che aiuta a fare la scansione del tempo, a visualizzare i pensieri e a renderli immagini. Anche la lettura – conclude – andrebbe fatta in comunità, nella scuola, perché anch’essa, come la scrittura, è occasione di confronto”. (di Cristiano Camera)
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