Ai, neurochirurgo Barbagallo: "Aiuta ma non sostituisce l'esperienza clinica"

giovedì 24 settembre 2026
Roma, 24 set. (Adnkronos Salute) -  "Per il congresso nazionale della Società italiana di neurochirurgia abbiamo scelto il titolo 'Complessità e semplicità in neurochirurgia: dall'anatomia alla tecnica chirurgica, alle tecnologie e all'intelligenza artificiale' perché nella pratica clinica quotidiana non esistono regole fisse per tutti. Esiste l'esperienza clinica del neurochirurgo, la sua preparazione, le conoscenze scientifiche aggiornate. Ma deve esistere anche la capacità di calare nella pratica quotidiana tutto ciò che oggi la tecnologia mette al servizio della neurochirurgia". Così Giuseppe Barbagallo, ordinario di Neurochirurgia presso l’Università degli studi di Catania e presidente del 75esimo congresso nazionale della Sinch a Catania.Secondo Barbagallo, è necessario "trovare sempre un equilibrio tra ciò che la tecnologia ci spingerebbe a fare e l'esperienza clinica che ci consente di comprendere se ciò che potremmo fare è davvero appropriato per quel singolo paziente. A volte non è necessario fare più del dovuto: a volte è importante sapersi fermare, riconoscere quando il paziente, come persona, può beneficiare di un trattamento diverso da quello che avremmo immaginato". Il presidente del congresso ricorda che “già anni fa il National Institute of Health statunitense aveva definito la neurochirurgia la branca più tecnologica della medicina. L'intelligenza artificiale, applicata ad esempio alla risonanza magnetica, sta consentendo ai neurochirurghi di ipotizzare con sempre maggiore precisione la diagnosi di una patologia oncologica cerebrale o vertebro-midollare", spiega Barbagallo, pur precisando che "la diagnosi la dà sempre l'esame istologico"."Strumenti come l'intelligenza artificiale e la neuronavigazione – sottolinea - non aboliscono ma possono ridurre in modo significativo il rischio di creare ulteriori danni al paziente durante l'intervento, migliorando l'esito clinico e riducendo le complicanze". "È importante che anche il cittadino comune sappia che la tecnologia è uno strumento aggiuntivo, ausiliario. Non dobbiamo illuderci che utilizzare l'intelligenza artificiale o la neuronavigazione sia sufficiente a trasformare l'atto chirurgico, che resta compiuto da un uomo anche nell'era della robotica, in qualcosa che si liberi delle complicanze o che possa essere associato obbligatoriamente a un esito positivo. Questo purtroppo non avviene ancora, e difficilmente potrà avvenire nel prossimo futuro" conclude.
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