OLBIA. Doveva essere una semplice verifica burocratica su bolle e fatture, si è trasformata in una delle più imponenti operazioni di sequestro alimentare degli ultimi anni nell'Isola. Ben ventotto tonnellate di prodotti ittici sono finite sotto i sigilli della Guardia Costiera tra Sassari e Nuoro: una montagna di pesce pronta a finire sulle tavole dei consumatori, nonostante fosse in gran parte scaduta o totalmente priva di tracciabilità.
L'inchiesta è partita dai terminali del 15° Centro Controllo Area Pesca della Direzione Marittima. Gli investigatori, analizzando i flussi documentali della filiera, hanno notato un'anomalia sospetta: diverse partite di merce facevano capo ad aziende sarde che, incrociando i dati con i registri ufficiali, non esistevano. Erano società fantasma. Seguendo il filo di quelle carte irregolari, i militari sono risaliti alla fonte reale: un unico, grande centro di distribuzione all'ingrosso di surgelati, con due poli logistici nevralgici, uno a Preda Niedda (Sassari) e l'altro a Prato Sardo (Nuoro).
Quando gli ispettori hanno varcato la soglia dei magazzini sassaresi, si sono trovati di fronte a uno scenario allarmante per la salute pubblica. Dalle celle frigo sono emerse oltre 26 tonnellate di merce irregolare. La parte più consistente, circa 16.600 chili, era costituita da prodotto ittico vario ormai scaduto, detenuto in totale spregio delle norme sulla sicurezza alimentare. Ma non è tutto: altre 9 tonnellate di pesce erano stoccate senza alcuna "carta d'identità". Niente etichette, nessuna provenienza certa. In mezzo a questi stock anonimi figuravano oltre settemila chili di tonno pinna gialla, una tonnellata e mezza di tonno alletterato, oltre a ingenti quantitativi di muggini e tentacoli di totano, tutti privi delle garanzie minime richieste dall'Unione Europea per la tutela del consumatore.L'effetto domino dell'operazione ha investito quasi contemporaneamente anche la sede nuorese dell'azienda. Qui, la seconda squadra ispettiva ha intercettato altri 2.400 chili di pesce scaduto, facendo scattare immediatamente il sequestro cautelativo.
Il conto presentato ai responsabili è salato, anche se la vera stangata è rappresentata dalla perdita dell'ingente merce sequestrata. Le sanzioni amministrative elevate ammontano complessivamente a 5.000 euro per violazioni in materia di igiene, sicurezza ed etichettatura. La vicenda, però, potrebbe non chiudersi qui: la Guardia Costiera sta lavorando in stretta sinergia con la ASL di Sassari per vagliare ulteriori responsabilità legate al mancato rispetto delle procedure di autocontrollo sanitario, fondamentali per garantire che ciò che arriva nei nostri piatti sia sicuro.