Quando il telo scuro è scivolato giù, svelando la dicitura “Aeroporto Olbia Costa Smeralda - S.A. Principe Aga Khan IV”, un brivido ha attraversato il piazzale. Non era il brivido del protocollo, ma quello della memoria. In quel nome c’è la sintesi di una storia iniziata quando Olbia non conosceva lo sviluppo di oggi e la Costa Smeralda era un regno di macchia mediterranea e silenzio. A ricevere l’abbraccio della Gallura c’era lei, la Principessa Zahra figli del principe. Occhi lucidi, portamento fiero, ha evocato un’immagine che ha fatto sorridere e commuovere la platea: suo padre non come il principe del jet-set, ma come un pilota innamorato. «Lui era un appassionato di aerei e tecnologia, quando ci spostavamo qui in elicottero era lui il pilota», ha raccontato Zahra, rompendo il cerimoniale con la potenza del ricordo intimo. «Al posto dell’aeroporto all’epoca c’era una capanna, non c’era nemmeno la dogana. Ricordo, poi, le mucche sulla spiaggia di Liscia Ruja e le squadre costrette a spostarle».
È in questo aneddoto che risiede il segreto dell'Aga Khan: la capacità di vedere un hub internazionale dove non c’era nulla, mantenendo però intatta la sacralità di quella terra. «Il suo sogno – ha scandito la Principessa – era uno sviluppo sempre rispettoso della natura. Amava la purezza della Sardegna». La cerimonia, snodatasi tra l’aula consiliare e l’aeroporto, ha visto sfilare lo Stato maggiore dell'isola e del Paese: dalla governatrice Alessandra Todde al viceministro Edoardo Rixi, dai vertici Enac a quelli di Geasar, dal prefetto di Sassari Grazia La Fauci al Questore di Sassare Filiberto Mastrapasqua e tutti i sindaci dei comuni galluresi.
Ma le parole più sentite sono arrivate da chi quella terra la amministra quotidianamente. «Dovevamo dare una risposta a tutto questo bene», ha ammesso il sindaco Settimo Nizzi, quasi a voler saldare un debito morale. «È stato l’unico benefattore capace di portare benessere salvaguardando l’ambiente. Non potremo mai restituire nemmeno una milionesima parte di ciò che ha donato, ma la nostra presenza qui è la prova di quanto lo abbiamo amato».
Per la presidente Todde, quella scritta sopra l’ingresso è un messaggio di apertura al mondo prima ancora che affettivo: «Dare a questa "soglia" il suo nome significa dire al mondo che l'Isola si apre all'esterno. Il futuro non nasce per caso». La grandezza dell'eredità lasciata dal Principe è stata misurata dai numeri e dalle date snocciolate da Silvio Pippobello, AD di Geasar. Un viaggio nel tempo partito dalla riqualificazione di Venafiorita nel 1960, passato per la nascita di Alisarda nel '64 e arrivato all'eccellenza odierna. «Tutto questo grazie alla visione di una persona sola», ha ricordato Pippobello.
Oggi l’aeroporto non è più la "capanna" dei ricordi della principessa Zahra. È una struttura moderna e prestigiosa, vetrina dell’artigianato e dell’enogastronomia, un motore economico che gira a pieno regime. «Quello della Costa Smeralda - ha spiegato la principessa - è stato il primo progetto di sviluppo turistico in Europa pianificato da professionisti con un elemento centrale: il comitato architettonico volto a preservare la natura. Mio padre, Sua Altezza, nutriva un grande rispetto per le tradizioni sarde, dalla tessitura alla lavorazione del ferro e del legno, e apprezzava la purezza incontaminata dell'Isola. Ricordo ancora le mucche sulla spiaggia di Liscia Ruja e le squadre del consorzio costrette ad allontanarle. Trovare l’equilibrio tra sviluppo e tutela è stata sempre la sua priorità. Essere qui oggi, in questo edificio lussuoso che funge da vetrina per l'artigianato e l'enogastronomia sarda, è straordinario. È quasi impossibile definire la portata della sua visione: nel mondo ha creato un sistema sanitario per sei milioni di pazienti, duecento scuole, due università. Non c'era limite a quello che vedeva, ma sempre con uno stretto rispetto per la natura».