OLBIA. Un'economia che ha imparato a difendersi, solida ma prudente, capace di incassare i colpi ma restia a lanciarsi in nuove avventure. È questa la fotografia della Sardegna al termine del 2025 proposta dall'ufficio studi della Camera di Commercio del Nord Sardegna. Un anno che segna il ritorno alla crescita dopo il rallentamento dei dodici mesi precedenti. L'Isola tiene, allineandosi quasi perfettamente ai ritmi nazionali, ma i numeri elaborati dall'Ufficio Statistica della Camera di Commercio di Sassari raccontano una stabilità a due facce: quella luminosa della resistenza e quella, più opaca, della mancata rigenerazione. Il tasso di crescita regionale si è attestato al +0,92%, agganciando la media italiana (+0,96%). Un risultato che certifica la fine della fase di incertezza, ma che nasconde una dinamica interna inedita per il tessuto produttivo sardo. Il saldo positivo di 1.521 imprese registrato a fine anno non è infatti figlio di un boom di nuove iniziative.
Al contrario, la "natalità" aziendale è scivolata al minimo storico, con appena 7.766 nuove iscrizioni. Il sistema regge per un motivo diverso: le aziende non chiudono più. Le cessazioni non d'ufficio sono scese a 6.245 unità, toccando uno dei livelli più bassi dell'ultimo quinquennio. Siamo di fronte a un tessuto imprenditoriale che non cresce per gemmazione o per l'arrivo di nuove idee, ma per consolidamento. Le imprese sopravvissute alle crisi recenti si sono strutturate, hanno "fatto muscoli" e riescono a presidiare il mercato, beneficiando di una fase post-pandemica ormai stabilizzata. La mappa della ripresa: un'Isola a due velocità Scendendo nel dettaglio dei settori, emerge con chiarezza chi traina il carro e chi invece fatica a tenere il passo. Il motore immobile della Sardegna 2025 è il Terziario. I servizi guidano la corsa con un incremento del 3,3% (pari a quasi 900 imprese in più), spinti dalle attività professionali, dai servizi alla persona e da un comparto immobiliare in grande spolvero (+5,8%). Accanto a loro, il Turismo (+1,6%) conferma di essere ormai un asset strutturale e non più solo stagionale. Le note dolenti arrivano dai comparti storici. Il Commercio continua la sua emorragia silenziosa: nel 2025 si sono perse 677 attività (-2,0%), vittime di una trasformazione dei consumi che vede l'e-commerce erodere costantemente quote ai negozi di vicinato. In affanno anche il Settore Primario e il Manifatturiero, entrambi in calo dell'1,3%, penalizzati da una "tempesta perfetta" fatta di costi di produzione in rialzo e criticità climatiche che hanno colpito duramente l'agroindustria.
Il primato del Nord Sardegna In questo scenario di chiaroscuri, il Nord dell'Isola rappresenta l'eccezione virtuosa. Con un tasso di crescita dell'1,55%, il territorio settentrionale doppia la media regionale e conquista l'ottavo posto in Italia per dinamismo su 105 enti camerali. A fare la parte del leone è la Gallura, che con un +2,12% si conferma terra di investimenti, seguita da un Nord-Ovest solido al +1,15%. Un dinamismo che ha ricadute dirette sul lavoro: gli addetti nel Nord Sardegna hanno superato quota 136mila, il valore più alto degli ultimi anni, segno che le aziende si stanno ingrandendo dimensionalmente. La sfida del futuro «I dati del 2025 ci consegnano l'immagine di un'economia sarda capace di difendere il proprio perimetro produttivo anche in assenza di un forte ricambio generazionale», è l'analisi di Stefano Visconti, Presidente della Camera di Commercio di Sassari. «Il Nord Sardegna, in particolare, si conferma un'eccellenza nazionale, dimostrando che dove c'è integrazione tra servizi avanzati e turismo di qualità, il sistema non solo tiene, ma produce occupazione record. Tuttavia – avverte Visconti – non possiamo ignorare il calo delle nuove iscrizioni: la nostra sfida per il futuro è trasformare questa 'capacità di resistere' in una nuova 'voglia di intraprendere', sostenendo i settori in crisi come il commercio e l'agricoltura in una necessaria transizione verso modelli più moderni». Se la tenuta delle saracinesche è una buona notizia per la stabilità del PIL odierno, il rischio all'orizzonte è quello di una stagnazione demografica d'impresa. Senza uno shock che riporti i giovani a scommettere sull'imprenditoria, la stabilità di oggi potrebbe trasformarsi nel vuoto di domani.