venerdì 22 maggio 2026
Lla pubblico ministero Noemi Mancini, ricevuti i rilievi scientifici del Ris di Cagliari, ha formalizzato la richiesta di archiviazione per la Elvo, che era finita sul registro degli indagati con l'accusa di favoreggiamento.
OLBIA. È una Rosa Maria Elvo visibilmente provata, ma decisa a riprendersi la propria vita, quella che si presenta davanti ai giornalisti. Nel suo locale di San Pantaleo, affiancata dal legale Francesco Furnari, la ristoratrice rompe il silenzio dopo mesi passati al centro di una tempesta giudiziaria e mediatica legata all'omicidio di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo che sarebbe stata uccisa a colpi di pistola lo scorso settembre nella tenuta "Concaentosa". Il delitto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato realizzato dall'imprenditore del vino Emanuele Ragnedda che si trova ora in carcere a Bancali. L'occasione per fare chiarezza arriva dopo una svolta decisiva: la pubblico ministero Noemi Mancini, ricevuti i rilievi scientifici del Ris di Cagliari, ha formalizzato la richiesta di archiviazione per la Elvo, che era finita sul registro degli indagati con l'accusa di favoreggiamento.
A blindare la posizione della donna sono gli accertamenti tecnici. L'avvocato Furnari ha confermato che non vi è alcuna traccia biologica della sua assistita sulla scena del crimine. «Attendiamo la decisione del giudice e la fissazione dell'udienza — ha spiegato il legale —, ma riteniamo non ci siano elementi per respingere l'istanza della Procura, che ha svolto un lavoro egregio». Furnari ha poi chiarito la scelta di convocare la stampa, sottolineando che in questi mesi sono usciti molti articoli senza la loro versione e che era doveroso far sentire la voce della signora Elvo per riabilitare la sua reputazione.
«Sono stata ingannata da Emanuele Ragnedda e solo ora sto realizzando che questo incubo è finito», ha dichiarato la Elvo. La ristoratrice non ha nascosto il forte impatto psicologico di una vicenda che la lascerà segnata per sempre. I mesi successivi al delitto sono stati descritti come un vero e proprio isolamento, dominato dalla paura: «Avevo i giornalisti fuori dal locale, temevo per la serenità di mia figlia minore. Non ho mai guardato la tv o i social, mi veniva riferito tutto dai familiari, ma il clima era insostenibile». Durante la conferenza c'è stato spazio anche per una precisazione su un altro nome emerso nell'indagine: «La signora Nicolina Giagheddu dovrà farsi carico delle proprie dichiarazioni come chiunque altro — ha scandito la Elvo — anche se noi non sappiamo cosa abbia riferito nello specifico ai magistrati».
Molto duro l'intervento dell'avvocato Furnari sul trattamento riservato alla sua assistita dall'opinione pubblica e dai media, parlando di un vero e proprio "processo pubblico" anticipato, fatto di insulti e umiliazioni. «Avevamo chiesto prudenza, ma siamo rimasti inascoltati. Dietro i titoli di giornale ci sono persone. La richiesta di archiviazione restituisce dignità al principio di innocenza». Il legale ha inoltre annunciato che verranno valutate le sedi opportune per tutelare limmagine della ristoratrice.
L'incontro si è chiuso con una nota di rispetto per la vittima della tragedia. Nonostante il sollievo per la fine del proprio calvario giudiziario, Rosa Maria Elvo ha tenuto a precisare di non poter essere felice: «Siamo soddisfatti di non far parte di questo processo come complici, ma il nostro pensiero va comunque a una ragazza che ha perso la vita».