OLBIA. Le sublimi e struggenti architetture sonore
della Ciaccona dalla Partita per violino solo n. 2 in re minore, magistralmente liberate dall'archetto di
Anna Tifu, hanno avvolto Porto Cervo al calare del sole. Un capolavoro assoluto, capace di edificare una cattedrale di musica da un solo strumento, che è risuonato nell'aria limpida della sera quasi a ricalcare l'impresa di chi, da un lembo di roccia e macchia mediterranea, ha saputo plasmare una destinazione immortale. È iniziata così, sotto il segno dell'arte e della solennità, l'indimenticabile serata del 9 luglio 2026. Quella che per decenni è stata "la piazzetta", ombelico e palcoscenico della Costa Smeralda, ha vissuto la sua consacrazione:
da oggi, i suoi lastricati portano il nome di Piazza Principe Aga Khan IV.
La Sardegna intera si è riunita per onorare una visione capace di trascendere le epoche. Sotto la misurata guida di Andrea Concas nelle vesti di presentatore della cerimonia, si è radunato un parterre d'eccezione. Attorno al punto esatto in cui, poco dopo, sarebbe caduto il velo sull'opera dedicata al Principe Karim, si è stretta la famiglia Aga Khan: al fianco del figlio Rahim, oggi alla guida della comunità ismaelita in qualità di cinquantesimo Imam, vi era anche il fratello del fondatore, il Principe Amyn Aga Khan. A condividere questo frammento di storia vi erano le massime autorità del territorio: il sindaco di Arzachena Roberto Ragnedda, la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, il prefetto di Sassari Grazia La Fauci, il questore Filiberto Mastrapasqua, i vertici di Smeralda Holding e del Consorzio Costa Smeralda e le massime autorità civili e militari del territorio.
Il compito di tradurre in parole il sentimento di un'intera comunità è spettato al sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, che ha ripercorso le radici di un sodalizio incancellabile. "È un piacere, oltre che un onore, ricordare quello che Sua Altezza il Principe Karim Aga Khan ha fatto per noi. In momenti storici in cui non vi erano leggi urbanistiche, non vi era nessuna restrizione per poter fare qualsiasi tipo di intervento, ha deciso di sposarsi col nostro territorio e creare un qualcosa che ha fatto epoca nel rispetto dell natura." La grandezza di quel progetto, ha ricordato il primo cittadino, ha poggiato su fondamenta prima etiche che estetiche:
"Il rispetto della natura, il rispetto dell'identità locale, il rispetto delle persone, sono stati il carisma che ha guidato l'opera di Karim Aga Khan. Ha garantito a tante generazioni di arzachenesi, di sardi, che oggi hanno avuto l'opportunità di vivere e crescere all'interno dell'isola, senza dover emigrare."
P
roprio nel solco di questo legame che rifiuta di sbiadire, Ragnedda ha impreziosito la cerimonia con un annuncio inatteso e carico di significato: "l'amministrazione comunale di Arzachena ha predisposto l'avvio delle pratiche per il conferimento della cittadinanza onoraria al Principe Rahim Aga Khan. Un atto formale che suggella una continuità di affetti e intenti, legando indissolubilmente il futuro della famiglia alla terra di Gallura"
Il momento più intimo della serata ha visto prendere la parola proprio il Principe Rahim Aga Khan. Attraverso il suo racconto, la figura del padre è apparsa nella sua veste più autentica, quella di un uomo innamorato di un paesaggio ruvido e luminoso.
"Quando vide per la prima volta questa parte della Sardegna, vide un paesaggio di roccia granitica, acque limpide, colline, insenature e luce, e capì che il suo valore risiedeva nella sua unicità. Amava l'architettura non come decorazione, ma come linguaggio di rispetto. Le proporzioni, i materiali e i dettagli sono importanti. Gli edifici dovrebbero appartenere all'ambiente circostante. Bellezza e sobrietà sono intrecciate, procedono insieme." Rivolgendo poi lo sguardo verso l'opera d'arte – simbolo di un amore familiare giunto ormai alla sua terza generazione di frequentatori dell'isola – ha aggiunto un pensiero rivolto ai decenni a venire:
"Questa scultura non dominerà la piazzetta. Si colloca al suo interno. Informale, umana e in dialogo con il luogo. In quella sobrietà e umanità cattura la Porto Cervo che conosciamo e riflette la guida dell'eredità architettonica di mio padre. So che avrebbe anche voluto che questo momento guardasse al futuro. Prendersi cura di questo luogo con la stessa immaginazione, disciplina e senso di responsabilità che ne hanno ispirato la creazione."
A decodificare i segreti del bronzo è intervenuto il direttore artistico Roberto Concas, conducendo i presenti attraverso un viaggio millenario. La scelta del materiale, infatti, è un omaggio diretto alla civiltà nuragica e ai suoi celebri bronzetti. Sotto il drappo curato dalla textile designer Caterina Quartana, ha preso vita la magistrale fusione realizzata nella Fonderia artistica versiliese di Pietrasanta (guidata da Franco e Gabriele Roccatagliata) a firma degli scultori Valentina Lucarini Orejòn e Maicol Borghetti.
"Questa scultura non nasce per celebrare il Principe attraverso un'immagine monumentale o una celebrazione artistica fine a se stessa," ha sussurrato Roberto Concas con malcelata emozione. "Nasce per dare un volto alla memoria, per ricordare che dietro ogni grande trasformazione esistono persone capaci di immaginare ciò che ancora non esiste. Il Principe è raffigurato in abiti informali... Il braccio teso non indica solo una direzione. È un gesto di condivisione."
Fissato per l'eternità sul muretto della sua piazza, il Principe è ritratto con indosso una semplice maglia estiva, appena più grande del naturale. Il volto aperto in un sorriso sereno, il braccio proteso come a voler invitare chiunque a sedersi accanto a lui.
Così, mentre gli echi della Ciaccona sembravano ancora vibrare sul mare notturno, Porto Cervo si è ricongiunta al suo artefice. Il Principe Karim Aga Khan è tornato a casa, silenzioso custode di un paradiso in pietra, acqua e luce, in un dialogo infinito con l'orizzonte e con la sua gente.