Collina dei veleni, l'Irs attacca lo Stato:
«Tutelando l'Eni umilia tutti i sardi»

di Daniele Murino

SASSARI. Il 19 agosto 2003, gli attivisti di iRS – indipendentzia Repubrica de Sardigna - con un blitz nella collina di Minciaredda tra la centrale di Fiumesanto e il polo petrolchimico di Porto Torres portarono alla luce quella che poi venne soprannominata “la collina dei veleni”. Una discarica abusiva creata dalla Sir di Rovelli e utilizzata come discarica dalle società che negli anni hanno gestito il petrolchimico, dove venivano scaricate le scorie più tossiche. Al clamoroso blitz presero parte i deputati Gabriella Pinto e Mauro Bulgarelli membri della commissione bicamerale Ecomafie.

Dopo l’incursione degli indipendentisti il tribunale di Sassari aprì un fascicolo e  il 16 marzo 2009, una volta conclusa la fase di indagini preliminari, il Pubblico Ministero Michele Incani chiese il rinvio a giudizio degli imputati Gianfranco Righi, legale rappresentante della Syndial; Guido Safran, manager della Sasol Italia; Diego Carmello e Francesco Maria Apeddu, rispettivamente legale rappresentante e direttore dello stabilimento della Ineos Vinyl. Tuttavia, nonostante questi capi d’accusa, (l’imputazione prevedeva il dolo, in quanto chi aveva inquinato sapeva esattamente ciò che stava facendo) il processo pareva caduto nell’oblio.

“Nel corso di questi anni l’Eni le ha tentate tutte pur di non iniziare le bonifiche nelle aree inquinate – accusano dal movimento politico regionale -. Non a caso ha proposto il progetto  della Chimica Verde che più che una proposta appare come un ricatto da parte di Eni per quanto riguarda l’aspetto delle bonifiche; se le istituzioni non avessero autorizzato la realizzazione degli impianti, Eni non avrebbe iniziato le bonifiche. Fino ad ora gli amministratori locali, anzi che mettere le bonifiche al primo posto come recita la legge e come farebbe qualsiasi persona che vuole mantenere la sua dignità e quella dei cittadini, hanno accettato le proposte e i ricatti di Eni senza battere ciglio”.

“Non dobbiamo dimenticarci - continuano - che Eni sta per Ente Nazionale Idrocarburi, dove lo Stato Italiano ha una partecipazione importante. Non ci stupisce che oggi lo Stato tramite il Ministero dello Sviluppo Economico, proponga un condono per assolvere se stesso e i suoi soci e quindi non bonificare i disastri ambientali che hanno compiuto in Sardegna. Lo stesso vale per le aree militari, per l'Enel etc. Le attiviste e gli attivisti di iRS si sono sempre battuti a difesa del territorio e della salute dei cittadini e dei lavoratori e ritengono questo atto, l’ennesimo tentativo da parte dello stato italiano di svincolarsi dalle sue responsabilità. L’ennesimo tentativo di umiliare i sardi. I cittadini hanno già pagato con la salute, con i morti e con l’impossibilità di poter produrre in tutte quelle aree devastate che hanno arricchito solo ed esclusivamente gli inquinatori. Bonificare e riconvertire quelle aree sarebbe l’atto minimo che le società inquinanti possono fare, in quanto oggi è necessario il risanamento ambientale e il risanamento sociale. Lo stato italiano deve prendersi la responsabilità di decidere pubblicamente se tutelare i cittadini oppure se tutelate e assolvere chi ha portato morte e devastazione. Questa battaglia è iniziata nel 2003 e iRS si batterà con forza, come ha sempre fatto, affinché venga rispristinata la legalità in una terra che ormai sembra essere senza legge”.

 

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