Festival del cinema di Roma
Ci sono i pastori di Pani e Carboni

di Francesco Bellu

SASSARI. Film visti con la pancia e con il cuore, che poi hanno resistito di fronte ad una visione razionale. Nessun fil rouge, nessuna tematica predominante. La nuova edizione del festival del cinema di Roma, che si terrà dall'8 al 17 novembre, segna il secondo mandato di Marco Muller e parte riazzerando tutto. Addio alla scelta di sole anteprime mondiali e spazio ad un cartello eclettico che si propone di accontentare gli addetti ai lavori e, allo stesso tempo, di riempire il red carpet con le star tanto amate dal pubblico. I film di apertura e chiusura sintetizzano questa "schizofrenia controllata": da un lato la svolta autoriale di Giovanni Veronesi che, riprendendo moduli e schemi della commedia all'italiana, punta a disegnare un affresco generazionale con "L'ultima ruota del carro", dall'altro  "Sou Duk" / "Saodu" del regista cinese Benny Chan, "allievo" di Johnnie To Kei-Feung e Tsui Hark, autore di polizieschi raffinati come "Big Bullet" e "New Police Story".

Sulla carta questa inversione a U sembra dare fiato ad una kermesse che in molti davano per morta e sepolta e altri attendevano alla prova del nove dopo le delusioni cocenti dell'anno scorso. Muller ha deciso di puntare il tutto per tutto guardando non più a festival tradizionali come Cannes e, soprattutto, Venezia, ma verso quelli più "snelli" e bulimici di opere e autori come Toronto. D'altronde non ha nascosto l'ambizione di trasformare Roma in una "Toronto europea". Sul concreto questo significa il meglio delle anteprime possibili, senza che necessariamente siano prime visioni, opere da cinematografie disparate, la giusta dose di divi e dive, senza dimenticare autori e sperimentazioni.

Il concorso punta a nomi del calibro di Spike Jonze (Her), Takashi Miike (The mole song), Scott Cooper (Out of the furnace), Isabel Coixet (Another me), senza dimenticare possibili sorprese che potrebbero arrivare ad esempio da "Dallas buyers club" di Jean Marc Vallè, “Gass” dell’iraniano Kiarash Asadizadeh e “Seventh code” del giapponese Kiyoshi Kurosawa. Tre gli italiani in gara: "I corpi estranei" di Mirko Locatelli, "Take five" di Guido Lombardi, che torna al cinema dopo l'esordio folgorante di "La-bas" e "Tir" di Alberto Fasulo. A destare molta curiosità è la sezione Prospettive Italia che quest'anno punta interamente ai documentari, abbandonando la fiction. Tra i titoli in concorso c'è "Capo e croce. Le ragioni dei pastori" di Paolo Carboni e Marco Antonio Pani che ripercorre passo dopo passo la vertenza del movimento dei pastori sardi, le loro proteste, le azioni eclatanti tra luglio del 2010 e quest'anno.   

Anche il fuori concorso ha titoli decisamente forti: come la chicca cinefila "Snowpiercer" che segna il debutto in lingua inglese di uno dei più grandi registi coreani, Bong Joon-ho, con un film basato sulla serie a fumetti francese "Le Transperceneige". L'autore di "The host" mette al centro del suo racconto un mondo post apocalittico dopo una glaciazione che ha decimato buona parte dell'umanità. Nel cast Tilda Swinton, Chris Evans e Jamie Bell. Ma c'è anche spazio per anteprime da blockbuster come "Hunger games: caching fire" che porterà a Roma Jennifer Lawrence, premio Oscar quest'anno come miglior attrice per "Il lato positivo" di David O' Russell; e il kolossal russo "Stalingrad 3D" di Fedor Bondarchuk. Sarà decisamente interessante vedere poi come il pubblico accoglierà "The green inferno" di Eli Roth, puro gore tra sangue e scene splatter da B movie volutamente sopra le righe, oppure la nuova versione di "Romeo e Giulietta" targata Carlo Carlei, girata interamente in Italia con uno script di Julian Flowless, sceneggiatore di "Gosford park" e creatore di "Downton abbey". Poi ci sono tre sorprese sfiziose come  “Il paradiso degli orchi”, tratto da un romanzo di Pennac, Alex De La Iglesia con “Las brujas de zugarramurdi” e il primo film di Mark Turtletaub, “Gods behaving badly”, con Christopher Walken, John Turturro e Sharon Stone.

Nei giorni scorsi era stato già presentato il programma di "Alice nella città" sezione indipendente del festival interamente dedicata al cinema per ragazzi. Dieci film in gara, anteprime di peso come "Planes", ultimo film della Disney in arrivo nelle sale a Natale, la versione "in carne e ossa" del cartoon Belle e Sebastien, più due eventi come "Who is Dayani cristal" dell'attore Gael Garcia Bernal e "Metegol", animazione del premio Oscar Juan José Campanella. In più c'è l'omaggio a Hirokazu Kore-Eda che incontrerà i giovani e presenterà i suoi due ultimi film: "I wish" e "Like father, like son" premiato all'ultimo festival di Cannes. La parte più sperimentale è la sezione Maxxi,  dove si segnalano il film d'apertura "L'amministratore" di Vincenzo Marra e "Fear of Falling" di Jonathan Demme. Il regista de "Il silenzio degli innocenti" sarà protagonista di una masterclass al festival dove dialogherà con gli spettatori, l'altra è affidata a Tsui Hark, a cui verrà consegnato il Maverick Director Award dal regista francese Olivier Assayas, che presenterà in prima europea "Young detective Dee: rise of sea dragon". Inoltre il Festival di Roma, come è stato già annunciato, consegnerà il premio alla carriera 2013 ai familiari del cineasta russo Aleksej German, scomparso a febbraio. Per l'occasione verrà presentato il suo film postumo "È difficile essere un dio". A ritirare il riconoscimento saranno Svetlana Karmalita, vedova del regista, insieme al figlio Aleksej A. German.


 


 

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