OLBIA. Mentre a Roma Meridiana discute con il Governo del futuro di 1634 dipendenti, a Olbia ci si aggrappa alle ultime speranze. La protesta dei lavoratori va avanti, compresa quella dei due "palintegrati" che ormai da sette giorni presidiano lo scalo gallurese a trentacinque metri di altezza, arrampicati su una torre faro. I due tra le altre cose, sono stati diffidati dalla società che gestisce l'aeroporto, la Geasar, dal proseguire l'occupazione della torre. Il maestrale soffia forte, c'è l'allerta meteo e passare quest'altra notte, al freddo, non sarà certo una passeggiata. A dare manforte ai due, questo pomeriggio sono arrivati tanti colleghi che hanno manifestato sotto la torre tentando di non spegnere le ultime speranze di vedere sfumare i posti di lavoro. La giornata è stata intensa, intensissima. Non sono mancate le lacrime, i cori, i momenti di tensione, ma l'assenza più grande è stata quella della cittadinanza olbiese.
Lo sdegno massimo è arrivato alla notizia della proposta dell'amministratore delegato di Meridiana, Roberto Scaramella, che ha proposto una buonuscita di 10mila euro ai lavoratori. Nel frattempo, oltre Tirreno, al Ministero del Lavoro a Roma, si decide del loro futuro. Si tratta sui numeri degli esuberi che da 1634 sono passati a 1366. Ma loro, i lavoratori, sono uniti: "O tutti o è scontro". La riunione romana, alla presenza dei due ministri del lavoro e dei trasporti, si è conclusa con un nulla di fatto. Il governo ha avanzato delle proposte e tra queste: apertura e definizione della procedura di licenziamento con l'adesione volontaria e incentivata entro il 31 dicembre; un tavolo permanente aperto e l'utilizzo della cassa integrazione in deroga. Ma per la scelta definitiva c'è ancora tempo. Il prossimo incontro è previsto a Roma venerdì prossimo. Incontri cruciali per la Gallura che nel giro di 48 ore si gioca tutto il suo futuro. Meridiana, ma anche il San Raffaele e poi ci sono le questioni irrisolte del dopo alluvione.


