Decreto Ilva a scapito della Sardegna
Per Pili si tratta di un "provvedimento truffa"

OLBIA. “Soldi, tanti, poteri forti e favori illimitati per l’Ilva e Taranto, zero per Alcoa e Sardegna. E’ un decreto truffa, l’ennesimo che questa compagine di governo mette in campo per regalare denari, tra questi anche quelli della Sardegna, ai signori dell’acciaio e continuare a dispensare discriminazioni nei confronti dei lavoratori sardi e in particolar modo verso quelli dell’Alcoa. Quello accaduto stamane nelle commissioni congiunte ambiente e attività produttive è l’ennesima dimostrazione di un cartello politico che mira a favorire gli affari delle lobby dell’acciaio a scapito di imprese strategiche quanto se non di più dell’acciaio come per esempio l’alluminio primario. A guidare l’ennesimo misfatto ai danni della Sardegna, tale Guglielmo Epifani, presidente della Commissione Industria, già capo della CGIL e poi del Pd che ha dichiarato inammissibile la contromanovra che ho presentato al decreto Ilva per inserire anche l’alluminio primario nell’ambito delle imprese strategiche di interesse nazionale. Una decisione tutta vergognosamente politica, coordinata con il vice Ministro de Vincenti, per evitare che la maggioranza fosse chiamata a pronunciarsi su una proposta di reale salvataggio dell’Alcoa di Portovesme. 
Lo ha detto poco fa il deputato di Unidos Mauro Pili al termine della commissione congiunta per l’esame del decreto Ilva.
“Gli emendamenti che ho presentato – ha detto il deputato di Unidos - erano tutti in linea con il contenuto del decreto e soprattutto miravano ad evitare che ci fossero delle palesi discriminazioni verso settori analogamente strategici come appunto l’alluminio primario. Il comportamento di Epifani è semplicemente vergognoso perché utilizzando argomentazioni destituite di ogni fondamento tecnico regolamentare non si è assunto l’onere del diniego politico e si è trincerato dietro farlocche argomentazioni regolamentari. L’ex capo della Cgil ha fatto di tutto per non ammettere gli 8 emendamenti che avrebbero salvato l’Alcoa dalla vergognosa e scandalosa gestione di De Vincenti e compagni. Si tratta di un’operazione tutta politica per mettere all’angolo la vertenza Alcoa e costringere il Sulcis e i lavoratori ad accettare gli affari di Mossi & Ghisolfi e impiantare una devastante piantagione di 5.000 ettari di canne. Inquadrare l’Alcoa e l’alluminio primario tra le imprese di interesse strategico nazionale significava riconoscere l’effettiva valenza del comparto ma soprattutto accedere all’ipotesi di commissariamento straordinario per il suo riavvio e l’ingresso in produzione. Un anno fa presentai in tal senso una proposta di legge organica per il riavvio dello stabilimento facendo ricorso agli strumenti che ora si vogliono utilizzare per il riavvio e la bonifica dell’Ilva. Allora il governo disse che la mia proposta era impercorribile e anche qualche altro scansafatiche disse che era una proposta utopistica. Si rivelano oggi più che mai dei dilettanti allo sbaraglio visto  che ripercorrono quella ipotesi con un anno di ritardo e soprattutto senza tener conto della situazione del Sulcis, ben più grave di quella dell’Ilva. Per l’ Ilva si, per l’Alcoa no. Due pesi e due misure che confermano la vergognosa gestione della vertenza Alcoa. Basti solo pensare all’emendamento per l’energia che è stato dichiarato inammissibile con il quale si chiedeva la proroga per dieci anni del regime di superinterrompibilità dando la facoltà al commissario straordinario di stipulare contratti bilaterali con le principali società di produzione di energia elettrica. Su questo punto si manifesta tutta la farsa di questo governo e di questa maggioranza considerato che nel fantomatico memorandum per l’Alcoa si era prevista la proroga per dieci anni della superinterrombilità. In realtà non solo non hanno fatto niente per ottenerla ma dinanzi ad una proposta emendativa in tal senso la dichiarano pure inammissibile”. 
“Si trattava di emendamenti totalmente in sintonia con il principio generale del decreto di combinare la ripresa produttiva di imprese strategiche nazionali con la tutela ambientale e sanitaria considerato che la stessa Alcoa ricade nell’ambito del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 aprile 1993 relativo al Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio del Sulcis Iglesiente. A questo si aggiunge la vergogna delle risorse per il decreto Ilva che vengo scippate dal fondo di coesione sviluppo in capo al Cipe, lo stesso dove sono contenute le risorse per la Sardegna. Siamo, dunque, dinanzi ad una duplice vessazione discriminazione, da una parte la Sardegna viene esclusa e dall’altra ci fregano anche i soldi. Tutto questo – ha concluso Pili - con il totale silenzio di Regione e forze politiche complici di questo ennesimo atto di discriminazione contro la Sardegna e i sardi”. 
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