No ai canti di natale a scuola
A Golfo Aranci scoppia un nuovo caso

di Davide Mosca

OLBIA. No ai canti religiosi nella scuola materna di Golfo Aranci e in particolare "Tu Scendi dalle Stelle". A deciderlo quest'anno sarebbe stata la dirigente scolastica, Raimonda Cocco, che avrebbe deciso di applicare l'ormai "famosa" direttiva ministeriale che stabilisce la laicità delle iniziative didattiche. Il parroco della cittadina costiera, Don Alessandro Cossu, riferisce che si sarebbe dovuto recare dai bambini dell'asilo per potergli insegnare i consueti e tradizionali canti natalizi, ma che avrebbe avuto il diniego. La dirigente, infatti, avrebbe deciso quest'anno di non fare nessun presepe a scuola e nessun canto religioso, ma solo gli addobbi natalizi "che non siano religiosi". 

Il parroco di Golfo Aranci ha così proposto alle mamme dei bambini di ribellarsi a tutto questo con un piccolo segno di protesta non portando i bambini a scuola la prossima settimana e di portarli invece in parrocchia per imparare i canti di natale.  "Dire che siamo uno stato laico -ha commentato Don Alessandro- significa che che lo stato è composto dal popolo ma nulla vieta al popolo di professare la propria religione o la propria tradizione. Io credo che l'ISIS sta vincendo la sua battaglia perché tutti gli italiani hanno perso la loro identità cristiana e la propria tradizione".

Si dicono contrarie anche le mamme che sono incredule di fronte a questa decisione. Insomma un nuovo caso dopo quello di Rozzano che a catena ha fatto esplodere quello di Sassari e ora di Golfo Aranci. 

Il sindaco della cittadina, Giuseppe Fasolino ha comunicato di volerci vedere chiaro sulla vicenda e ha affidato ad un pot su Facebook una sua considerazione: "Mi sembra assurdo ed esagerato, vietare ai bambini di imparare i canti natalizi riconducibili alla religione cristiana. Evitare di fare il presepe o impedire ai bambini di cantare le consuete canzoni natalizie equivale a eliminare un pezzo della nostra cultura e delle nostre tradizioni e lo trovo inaccettabile. È un diniego che nulla ha a che fare con l’integrazione, con i fatti di Parigi, anzi, genera ulteriore confusione nei bambini. Tutti devono poter essere liberi di celebrare il Natale".




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SIDDURA MAÌA