Servizi sociali. Dal convegno di Sassari l'impegno degli addetti ai lavori

«Realizzare un sistema condiviso di progettazione, organizzazione e controllo dei servizi sociali, che esalti la loro qualità e valorizzi la libertà di scelta degli utenti». È l’impegno congiunto di cooperatori sociali, funzionari pubblici, assistenti sociali e studenti. Gli attori istituzionali, economici e culturali del settore manifestano la propria unità di intenti e di obiettivi. Lo fanno attraverso la sottoscrizione unanime di una mozione che sintetizza il senso di “Effetti d’un sogno interrotto”, il convegno nazionale ospitato ieri dall’Aula magna dell’Università di Sassari e dedicato al tema del passaggio dal sistema delle gare d’appalto a quello dell’accreditamento. In particolare è stata sottolineata la necessità di creare in Sardegna «una cabina di regia per mettere ordine al sistema dell’accreditamento dei servizi sociali nell’isola», compito di cui potrebbe farsi carico la Regione.
Promosso dal Consorzio Parsifal in collaborazione il Foist e il patrocinio di Regione e Comune di Sassari, il confronto è servito per fare il punto sui migliori modelli applicati in alcune parti d’Italia e chiarire che questo tema non può e non deve essere un tabù. «L’accreditamento è un sistema di acquisizione dei servizi sociali di per sé né giusto né sbagliato, non è la soluzione adatta a risolvere ogni problema, né è l’origine di tutti i problemi», è scritto a chiare lettere nella mozione condivisa dalla vasta platea di addetti ai lavori – oltre 180 tra cooperatori sociali, funzionari pubblici, assistenti sociali e studenti – che insieme hanno discusso di uno dei contenuti più controversi della legge che quindici anni fa ha riformato i servizi sociali in tutta Italia: l’accreditamento, appunto, ossia uno strumento che potrebbe consentire alle organizzazioni private di svolgere servizi pubblici e che a torto viene considerato come alternativo alla gara d’appalto.
«L’accreditamento è un anello della catena che connette l’amministrazione con i cittadini», ha detto Andrea Vargiu, presidente del corso di laurea magistrale in Servizio sociale e Politiche sociali dell’Università di Sassari. Per Maria Vittoria Casu, assessore delle Politiche educative del Comune di Sassari – «che si è fatto promotore di un modello di accreditamento accolto dagli altri centri del territorio» – è fondamentale «tenere in piedi la rete operosa del terzo settore per costruire un sistema di welfare capace di dare risposte». Secondo l’avvocato amministrativista Franco Dalla Mura, esperto del settore, col decreto Madia e il nuovo codice dei contratti si è fatto qualche passo in avanti e ora «i servizi sociali possono considerarsi a tutti gli effetti come un servizio pubblico locale».
Se Ugo De Ambrogio, presidente dell’Istituto di ricerche sociali di Milano, «è importante valorizzare la libertà di scelta degli utenti», Graziella Saracco, responsabile del coordinamento dei servizi domiciliari del Comune di Milano, sottolinea come il cammino sia ancora lungo e faticoso, ma che si debba proseguire. «Per realizzare il patto di accreditamento, a Milano sono serviti 52 incontri – ha raccontato – ma alla fine abbiamo progettato interventi innovativi». Dello stesso avviso Alessandro Micich, responsabile commerciale della cooperativa sociale Cadiai di Bologna, che ha ripercorso il lungo processo verso l’accreditamento che ha interessato il territorio in cui opera.
Al dibattito hanno partecipato l’assessore dei Servizi sociali del Comune di Cagliari, Luigi Minerba, il presidente Agci di Sassari, Gianfranco Panai, il presidente dell’associazione Alzheimer, Gianfranco Favini, e il coordinatore del Plus Anglona, Mario Bonu. Al termine dei tre laboratori tematici dedicati a valutazione dei servizi sociali in accreditamento, valorizzazione della domanda e modello sardo, il presidente del Consorzio Parsifal, Daniele del Monaco, ha concluso i lavori con un auspicio. «Su questo tema – ha detto – il dialogo prosegua senza pregiudizi». Un impegno che la mozione approvata alla fine dei lavori rende ancora più esplicito. «Solo partecipando, concertando e offrendo ascolto attivo a tutte le parti in gioco, riusciremo a far ripartire il sogno di una società capace di includere e in cui le diversità abbiano modo di convivere con reciproco vantaggio», è il messaggio del convegno di Sassari. Ed è in questo contestto che si inserisce anche la richiesta affinchè la Regione Sardegna e tutte le altre Regioni «assumano il ruolo di direzione e di regia che è loro proprio».

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