ORDINANZA NIZZI ANTITERRORISMO

No alle manifestazioni religiose negli edifici comunali a Olbia, le domande del vescovo Sanguinetti

OLBIA. Interpellato sulla decisione della Giunta Comunale di Olbia, con sua delibera n. 279 del 21 luglio 2016 e pubblicata in data 26 luglio, con la quale stabilisce di “non mettere in ogni caso a disposizione il Museo Archeologico, l’OlbiaExpò, l’Anfiteatro “M. Ceroli” di Porto Rotondo e tutti gli altri impianti comunali, per lo svolgimento di eventi e/o iniziative che abbiano ad oggetto attività religiose, argomenti di natura religiosa e/o che abbiano finalità di propaganda ed indottrinamento religioso, nonché che possano attenere all’interpretazioni di testi sacri”, adducendo la ragione della laicità dell’Amministrazione Comunale e del pericolo terrorismo, il Vescovo, Monsignor Sebastiano Sanguinetti, si è detto “rispettoso” delle libere e responsabili decisioni dell’Istituzione comunale, ma anche prudente nell’esprimere una propria valutazione, che ha bisogno di più attenta lettura e comprensione, e soprattutto non vuole elevare steccati con un’amministrazione con la quale la Chiesa diocesana ha sempre mantenuto rapporti di leale e fattivo dialogo e collaborazione. La notizia è stata diffusa in anteprima dal giornalista Giandomenico Mele sull'edizione di oggi della Nuova Sardegna.

Il Vescovo non ha mancato di porre e porsi alcuni interrogativi, attraverso un comunicato inviato dall'ufficio stampa e che, spera, possano servire per un approfondimento della questione.

Non c’è il rischio, forse, che si tratti di una decisione affrettata, per quanto emanata sull’onda emotiva dei tragici e criminali atti terroristici, e che ben più articolati, meditati e condivisi provvedimenti richiederebbero, non solo sul piano locale?


Quale ragione ha il rifarsi all’aconfessionalità dell’Amministrazione Comunale circa l’uso di locali e impianti comunali e, quindi, di uso pubblico, per escludere solo eventi, iniziative o argomenti di natura religiosa?


E ciò in un contesto, come quello cittadino, culturalmente e socialmente sempre molto aperto e dialogante?
L’esclusione da tali spazi alle sole iniziative di carattere o tema religioso, non rischia di essere interpretato come atto ostile nei confronti della Chiesa Cattolica, per la natura e il peso che questa ha sempre avuto e continua ad avere nella storia di questa Città e di questo territorio, come presenza pacificante, di promozione della cultura del dialogo e del rispetto reciproco, di attenzione ai poveri?
Si dimentica che i fatti di terrorismo, eccettuato quello di oggi nella chiesa di Rouen in Francia, peraltro successivo alla delibera della Giunta comunale, avvengono nelle piazze, nelle promenades, nelle discoteche, negli aeroporti, nelle stazioni, nei ristoranti, nei supermercati, nelle scuole, nei ritrovi dei giovani?
Perché non si chiudono tutti questi spazi pubblici? O ci si aggrappa ancora alla tesi dello scontro di civiltà, o alla convinzione che l’unico pericolo, oggi, sia la religione? Proprio i fatti che stanno dilaniando il mondo dimostrerebbero il contrario!
Da ultimo, una domanda alla giunta comunale: non rischia con posizioni del genere di aumentare le ragioni dello scontro, della diffidenza reciproca, dell’intolleranza, della divisione della società, anziché della sua pacificazione. 
Il Vescovo conclude invitando tutti alla calma e a una pacata riflessione. Di tutto c’è bisogno, in questo momento, fuorché di inutili polemiche e di steccati ideologici o religiosi. La Chiesa diocesana continuerà a svolgere la sua missione evangelizzatrice e pacificatrice, a fianco dei più poveri.

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