A Ozieri il Time in Jazz porta il pianista Lundgren che regala un concerto da sogno

di Davide Mosca
OLBIA. Si accendono le luci che si confondono con le ombre della notte e la splendida facciata della chiesa di San Francesco a Ozieri fa da teatro naturale.

Il pianoforte comincia a far palpitare il cuore. Prima piano, poi sempre più forte fino allo scoccare dei primi dardi lanciati dagli archi. E comincia il viaggio. Dal Time in jazz, questa sera a Ozieri direttamente in Svezia grazie a Jan Lundgren (piano), Matias Svensson (contrabbasso), Johannes Dickbauer (primo violino), Emily Stewart (secondo violino), Aurore Cany (viola) e Asja Valcic violoncello che ieri hanno raccontato una delle terre più affascinanti d'Europa.

Tra mille colori, natura incontaminata, migliaia di chilometri di coste battute dai mari del nord, ghiacci e laghi si sono moltiplicate le leggende e le storie mitologiche  che hanno ispirato la musica tradizionale e folk non solo svedese, ma anche ungherese e russa. Ed ecco allora veri capolavori come Buon Voyage, Immigrant song, Stepp Min Stepp, e tanti altri brani che hanno accompagnato i fortunati presenti in una navigazione dolce in un mare di mescolanze, di culture, di suoni, di civiltà e di storie. Il concerto prende spunto dal lavoro di Lundgren ispirato al grande musicista svedese Jan Johanson scomparso all'età di 37 anni in un incidente stradale. Johanson, padre del jazz scandinavo, è stato il primo a trasformare le canzoni tradizionali svedesi ed europee in arrangiamenti jazz e blues.

La serata fila liscia come l'olio e l'ascolto scivola per un'ora e mezza con due bis ed un pubblico in assoluta armonia con la magia di una musica elegante. Ci sono gli echi di Dave Brubeck, del Be Bop americano, ma anche della classica che stacca e riempie l'amsofera. Il viaggio è finito. Gli artisti si prendono il meritato applauso e si congedano per immergersi tra la gente in uno dei bar della cittadina. Per confondersi, per scambiare quattro chiacchiere con quel pubblico, per ricaricarsi di nuove energie da riversare nei prossimi concerti, nei prossimi lavori. E il time in jazz di Paolo Fresu è anche questo, incontro soprattutto e confronto. Il festival è appena cominciato, ma se questi sono i presupposti, si prospetta una delle edizioni più belle degli ultimi anni.
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