Cent'anni d'arte sarda in mostra ad Atzara con i grandi maestri del '900

OLBIA. Un secolo d’arte racchiuso nella collettiva più prestigiosa mai vista sul Novecento sardo. Quarantatré opere di oltre trenta autori tra più illustri dell’isola, dai grandi classici di Giuseppe Biasi e Maria Lai a inediti di Antonio Ballero, Edina Altana, Antonio Corriga, Carmelo Floris e altri di non minor spessore.

Il Museo Ortiz si prepara ad accogliere dal 22 giugno la mostra d’arte “Cent’anni - i maestri della pittura sarda del Novecento”, un’iniziativa dell’Associazione Culturale Antonio Corriga patrocinata dall’Amministrazione comunale di Atzara e sponsorizzata da numerosi enti pubblici e privati, tra i quali il Distretto Culturale del Nuorese, il Gal BMG, l’associazione Città del vino, la Fondazione di Sardegna e il Banco di Sardegna, che ha messo a disposizione ben sette straordinari capolavori della sua collezione.

Non solo dipinti, ma anche sculture, bronzi, ceramiche e tele, tutti scovati tra collezionisti privati per essere messi a disposizione di tutti. Sarà un evento irripetibile che resterà aperto per circa sei mesi, per concludere a dicembre subito dopo cortes apertas. Insomma, una di quelle occasioni che si presentano una sola volta nella vita. La cerimonia di inaugurazione si terrà sabato 22 giugno alle 19.30.

«Le opere d’arte non dovrebbero restare nascoste, ma bisognerebbe permettere a tutti di conoscerle», ha affermato Sabina Corriga, curatrice dell’esposizione assieme ad Antonello Carboni, e presidente dell’associazione che porta il nome del grande pittore atzarese. I due hanno effettuato un lungo e accurato lavoro di reperimento e selezione, non privo di sorprese e soddisfazioni.

«Abbiamo cercato solo l’eccellenza tra gli autori, anche per offrire al pubblico il valore di una mostra speciale. Certamente la più prestigiosa mai realizzata sul tema – ha spiegato la curatrice –. Siamo in presenza di una collettiva di cui si parlerà per anni, ed è proprio il caso di non perderla. Visitarla aiuterà a comprendere quali straordinari accadimenti culturali siano avvenuti in questo paesino di poche anime ai primi del Novecento».

Palpabile la soddisfazione del primo cittadino Alessandro Corona: «Nel rinnovare la consolidata tendenza pionieristica, Atzara si pone ancora una volta in linea con la tradizione artistica che da oltre cent’anni ne ha qualificato la storia, il nome e l’operato». Il piccolo centro del Mandrolisai si riafferma come un impareggiabile polo culturale, oltreché fucina di grandi maestri che ne hanno celebrato le bellezze, i costumi, le tradizioni e i paesaggi.

Un luogo simbolo, a partire dal museo che porta il nome di Antonio Ortiz, esponente del costumbrismo che, assieme ad altri talenti spagnoli come Eduardo Chicharro, pose le basi per la costituzione di quell’accademia spontanea che fu la cosiddetta “scuola di Atzara”, senza la quale il vivace e multiforme universo artistico sardo sarebbe certamente più povero.

Al seguito dei costumbristi si formarono pittori come Filippo Figari, Carmelo Floris e Stanis Dessy, dai cui trassero ispirazione altri allievi come Salvatore Fara, Libero Meledina e l’autoctono Antonio Corriga, che avrebbe concepito il progetto di una pinacoteca in paese: «Questo museo era un sogno cullato per decenni – avrebbe detto – pensavo fosse opportuno allestire un angolo che riunisse le tele di tanti autori, molti dei quali sono stati proprio ad Atzara. Era come riunire assieme tanti amici».

Questi amici ora saranno insieme fino al 1 dicembre concedendoci la piacevole sorpresa – per dirla con Antonello Carboni – di riscoprirli, di dialogare con loro e poi meravigliarci nell’aver ritrovato per una volta il nostro diritto alla Bellezza.

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