Maxi-evasione da 30 milioni di euro a Olbia: coppia nei guai per il bagarinaggio dei grandi concerti

OLBIA. Muovevano da Olbia le fila di un colossale giro d'affari sommerso legato al bagarinaggio digitale, schermato dietro una fittizia residenza svizzera ma radicato interamente in Gallura. I finanzieri del Gruppo di Olbia, appartenenti al Comando Provinciale di Sassari, hanno smantellato un sofisticato sistema di speculazione sui biglietti per i più importanti eventi sportivi e musicali in Italia, scoprendo un’evasione fiscale internazionale da oltre 30 milioni di euro e un'IVA evasa pari a circa 6,5 milioni di euro. L'operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania, accende i riflettori su una coppia della città gallurese che rivendeva illegalmente online migliaia di tagliandi attraverso i canali del cosiddetto secondary ticketing.

L'indagine è scaturita da un input investigativo del Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza nell'ambito della più ampia progettualità nazionale denominata “Follow the ticket”. I flussi di acquisto monitorati a livello centrale hanno condotto i militari olbiesi sulle tracce di un uomo residente in città, risultato acquirente di un ingente e anomalo quantitativo di biglietti per concerti di artisti di fama internazionale e partite di cartello della Serie A. Gli sviluppi operativi e gli accertamenti patrimoniali condotti sul territorio hanno subito permesso di allargare la cerchia dei sospetti anche al coniuge, che è risultata esercitare stabilmente la medesima attività di compravendita non autorizzata.

Attraverso un meticoloso lavoro di analisi documentale e finanziaria, le Fiamme Gialle di Olbia sono riuscite a dimostrare che la coppia, nonostante godesse formalmente di una doppia residenza in Italia e in Svizzera, manteneva in realtà il proprio centro di interessi vitali, affettivi e professionali proprio a Olbia. Era dalla nostra città che i due coniugi gestivano l'intero business: tra il 2019 e il 2024 hanno acquistato decine di migliaia di titoli d'accesso agli spettacoli per un valore d'acquisto iniziale superiore al milione di euro, per poi destinarli alla rivendita sul mercato parallelo a prezzi fortemente maggiorati. Il salto di qualità dell'inchiesta si è verificato quando l'attenzione degli ispettori del Gruppo si è concentrata su una società di diritto elvetico, della quale uno dei coniugi era amministratore e socio unico. Gli elementi raccolti dai finanzieri hanno svelato come gli uffici oltreconfine fossero in realtà un mero recapito di facciata, una "scatola vuota" utilizzata per fatturare i proventi della speculazione, mentre l'effettiva direzione e gestione dell'impresa avveniva in modo stabile e continuo dalla Sardegna, con la base strategica a Olbia. La società promuoveva e vendeva i tagliandi per gli eventi italiani sfruttando lo schermo estero per aggirare il fisco nazionale. Alla luce di queste evidenze, i militari hanno riqualificato l'azienda elvetica come "evasore totale" sul territorio italiano, riconducendo tutti i redditi accumulati negli ultimi cinque anni alla tassazione domestica. La complessa operazione si è conclusa con il deferimento dei due coniugi olbiesi alla Procura della Repubblica di Tempio Pausania per il reato di omessa dichiarazione. Le violazioni relative al secondary ticketing abusivo sono state inoltre trasmesse alle componenti speciali del Corpo per il successivo inoltro all'AGCOM, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, competente per le sanzioni amministrative e i provvedimenti oscuranti del settore.

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