OLBIA. Un’onda travolgente di musica, vento e pura energia ha trasformato Olbia nell’epicentro di una festa senza confini. Il vento di ponente, arrivato come una benedizione improvvisa, ha mitigato la calura torrida dei giorni scorsi, lasciando spazio a un’aria frizzante e carica di attesa. Un clima perfetto per incorniciare una stagione irripetibile: per la Gallura è un’estate eccezionale di grandi eventi , che prima ha visto il rock di Vasco Rossi, poi la grinta di Salmo ad Arzachena, la magia senza tempo di Notre Dame de Paris a Olbia e ora l’esplosione di gioia targata Jovanotti senza dimenticare la maratona musicale del Red Valley che nella settimana di ferragosto porterà tutti i migliori artisti italiani da Hit dle momento. Fin dal primo pomeriggio, quando alle quattro i cancelli si sono spalancati sul Jova Summer Party, l'atmosfera ha preso fuoco. Sulla scena dominava L’Arca di Lorè, un vascello visivo e sonoro immerso in una tempesta di colori: le stoffe cangianti degli abiti di Lorenzo, i sorrisi del pubblico, un’esplosione cromatica che ha unito generazioni diverse, dai bambini alle prime fila ai sognatori di lungo corso. In sella alla sua bicicletta, Jovanotti non si è risparmiato per un solo istante. È saltato da un palco all’altro come una trottola di entusiasmo, intrecciando le sue rime con le selezioni di DJ Fresco & Ali Selecta, le note di Bels ed Heva, le improvvisazioni del Mago del Gelato, il french touch ipnotico dei Dov’è Liana, la cumbia amazzonica dei Chicha Libre e la forza primordiale delle Nana Benz du Togo, autentico voodoo digitale.Al calar del sole, il ritmo ha accelerato il battito cardiaco di migliaia di persone con il set di Gabry Ponte: un’esperienza che ha visto lo stesso Lorenzo scatenarsi in consolle come un cubista scatenato.Poi, l'imbarco sull'Arca per quasi tre ore di viaggio ininterrotto. Una band di altissimo livello ha tessuto una trama sonora ricca e pulsante: dal basso storico e fedele di Saturnino alle tastiere di Christian Rigano e Franco Santarnecchi, dalle chitarre graffianti di Adriano Viterbini e Moris Pradella alle percussioni travolgenti di Leo di Angilla e Kalifa Kone, fino alla batteria scolpita di Carmine Landolfi e alle voci di Micol Touadi e Jennifer Vargas. A impreziosire il tutto, una sezione fiati da capogiro ideata dal genio jazz di Gianluca Petrella, con Camilla Rolando alla tromba e Sophia Tomelleri al sax.La scaletta è stata un’intensa corsa senza soste attraverso il tempo. Dai solchi più recenti fino alle pietre miliari del suo repertorio, Lorenzo ha regalato al pubblico ogni singola traccia di questa magica traversata: Attaccami la spina, Scimpanzé, Tanto, Gomme Five, Penso Positivo, Buon Vento, Oceanica, Ragazzo Fortunato, So solo che la vita, Mi fido di te, Safari, Ti porto via con me, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, Ciao Mamma, L’ombelico del mondo e A te. Non sono mancati i passaggi ricchi di memoria, come il racconto di gioventù legato alle sue prime consolle a Porto Rotondo nel locale Circus: una confessione di iniziale diffidenza verso i maestri della canzone d'autore di quel tipo, crollata d'incanto ascoltando dal vivo Gino Paoli, omaggiato con una esecuzione di Sapore di sale. Ma il momento in cui il tempo si è davvero fermato è arrivato nel finale, toccando il cuore pulsante dell'isola. Fra le mani di Jovanotti è apparsa la bandiera dei Quattro Mori con il suo volto impresso sopra, sventolata orgogliosamente davanti a un mare di persone. In quel momento, la musica ha lasciato spazio alle parole immortali di Grazia Deledda – "Noi siamo Sardi" – sfociando nelle note di No poto reposare, intonate direttamente da Lorenzo in una dichiarazione d'amore pura, viscerale e indimenticabile per questa terra, prima di chiudere definitivamente la festa con A te e lasciare che la notte custodisse l'eco di una giornata indimenticabile.
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