OLBIA. Due scafi praticamente identici, usciti dallo stesso cantiere, ma con un destino burocratico e tecnico opposto: uno regolarmente autorizzato al noleggio ma bloccato da un'avaria ai motori; l’altro, appena comprato e perfettamente efficiente, ma ancora privo delle necessarie licenze commerciali per trasportare passeggeri. Di fronte al rischio di dover fermare le escursioni e perdere i ricavi, un armatore locale ha scelto la via del raggiro: staccare targhe e segni distintivi dalla barca guasta per apporli su quella nuova, esibendo ai controlli i documenti dell’unità formalmente in regola. Il trucco è andato in scena nelle acque dell’arcipelago de La Maddalena, ma non è sfuggito all'occhio degli uomini della Capitaneria di Porto, impegnati nei pattugliamenti del dispositivo "Mare e Laghi Sicuri". Durante una normale verifica in mare, alcune piccole imperfezioni visive sullo scafo hanno insospettito i militari, spingendoli ad approfondire i rilievi.
L'indagine si è subito spostata sui terminali: incrociando i dati dell'Archivio Telematico Centrale della Nautica da Diporto (ATCN) con informazioni raccolte da fonti aperte, la Guardia Costiera ha ricostruito l’effettiva disponibilità dei mezzi intestati alla stessa proprietà, portando alla luce l’esistenza dell’imbarcazione "clone".
L'indagine si è subito spostata sui terminali: incrociando i dati dell'Archivio Telematico Centrale della Nautica da Diporto (ATCN) con informazioni raccolte da fonti aperte, la Guardia Costiera ha ricostruito l’effettiva disponibilità dei mezzi intestati alla stessa proprietà, portando alla luce l’esistenza dell’imbarcazione "clone".
La conferma inconfutabile è arrivata durante il successivo sopralluogo alla banchina d’ormeggio. I militari hanno controllato direttamente i numeri di matricola incisi sui blocchi motore: cifre che non coincidevano affatto con quelle riportate sul libretto esibito a bordo, smentendo in modo definitivo l’identità dichiarata del mezzo. Per l'imbarcazione non autorizzata e per l'intera documentazione di bordo è scattato immediatamente il sequestro probatorio ai sensi dell'articolo 354 del codice di procedura penale. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica per le valutazioni sulle ipotesi di reato legate alla contraffazione e all'alterazione dei segni identificativi, mentre i controlli sul traffico commerciale nell'arcipelago restano ai massimi livelli di attenzione.
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