OLBIA. C’è una parola che più di altre accompagna la storia del Premio Navicella Sardegna: viaggio. È il viaggio antico rappresentato dalle navicelle votive della civiltà nuragica, ma è anche quello, molto più concreto, di generazioni di sardi partiti dall’Isola per studiare, lavorare, costruire carriere e, in molti casi, conquistare il mondo senza mai recidere il filo con la terra d’origine.
Ieri sera, sabato 5 settembre, il Teatro Mario Ceroli di Porto Rotondo ha ospitato la XXV edizione del Premio Navicella Sardegna, una manifestazione che da un quarto di secolo prova a raccontare proprio questo movimento: la Sardegna che parte, si afferma, ritorna e continua a rappresentare se stessa fuori dai propri confini.
Organizzato dall’associazione Sardegna Oltre il Mare, il premio è nato con l’obiettivo di valorizzare personalità sarde, di nascita o di adozione, capaci di distinguersi nei campi più diversi. Un’impostazione rimasta sostanzialmente fedele alla propria vocazione originaria: non un riconoscimento confinato a una singola categoria, ma una galleria di talenti nella quale convivono cultura, scienza, sport, musica, giornalismo e spettacolo. La rosa dei premiati del 2026 restituisce una fotografia particolarmente significativa di questa filosofia.
La Navicella d’argento è andata a Gavino Murgia, musicista e polistrumentista nuorese, interprete di un percorso artistico nel quale la tradizione musicale della Sardegna ha incontrato linguaggi, culture e sonorità internazionali.
Il secondo riconoscimento della serata è stato assegnato a Patrizia Farci, protagonista nel campo della medicina e della ricerca scientifica. La sua presenza nell’albo d’oro sottolinea una delle caratteristiche più interessanti del premio: la volontà di considerare l’eccellenza scientifica non meno rappresentativa dell’identità dell’Isola rispetto alle arti o allo spettacolo.
Poi lo sport con Luigi “Gigi” Datome, olbiese, capitano della Nazionale italiana di basket e protagonista di una lunga carriera ai massimi livelli. Una figura che, per prestigio internazionale e radicamento territoriale, incarna perfettamente lo spirito del Navicella.
La cultura letteraria è stata rappresentata da Giuseppe Ledda, originario di Macomer, docente all’Università di Bologna e studioso di Dante. Il suo percorso porta la Sardegna dentro uno dei grandi filoni della cultura italiana ed europea. Nel campo dell'informazione il riconoscimento è andato a Laura Cappon, giornalista e inviata Rai originaria di Guspini, oggi tra le punte di diamante della redazione di “In mezz’ora”, il programma di approfondimento della domenica pomeriggio affidato all’autorevole conduzione di una delle giornaliste più amate della televisione italiane, Monica Maggioni, volto luminoso e straordinariamente empatico del terzo canale di Viale Mazzini.
Per lo spettacolo e il legame fra Sardegna e mondo una personalità che lo star system ci invidia, una sarda adottiva che ha fatto ballare tutto il pianeta con le sue hit universali, Amii Stewart, artista internazionale che da anni ha scelto Porto Cervo come sua residenza principale e che continua una carriera stellare iniziata giovanissima sui più importanti palchi dei Cinque Continenti.
Completa il quadro Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico, esperto di fama internazionale e prestigioso esponente del CNR, volto noto della Tv di Stato con “Sapiens” uno dei programmi più seguiti del palinsesto di Viale Mazzini e apprezzato da tre generazione di telespettatori, destinatario del Premio speciale Olimpia Matacena, riconoscimento dedicato alle personalità della comunicazione.
Sette nomi, dunque, ma soprattutto sette percorsi diversi. È questo il tratto distintivo del Navicella: non cercare una definizione univoca dell'eccellenza sarda, bensì mostrarne la pluralità.
Il trofeo consegnato ai vincitori è una riproduzione in argento di una navicella nuragica, realizzata dall’orafo cagliaritano Bruno Busonera.
La scelta non è soltanto estetica. La navicella è un oggetto profondamente legato all’immaginario archeologico della Sardegna e diventa, nel contesto del premio, una metafora potente: partire senza dimenticare da dove si viene.
È probabilmente questa la ragione per cui, dopo venticinque edizioni, il riconoscimento conserva una sua particolare riconoscibilità. Non premia semplicemente il successo. Premia un successo che, in qualche modo, continua a parlare dell’Isola. Il modo più efficace per misurare la strada percorsa dal Premio Navicella è sfogliare il suo albo d’oro.
Nel corso delle precedenti edizioni sono comparsi nomi appartenenti a mondi diversissimi: Francesco Cossiga, Gianfranco Zola, Maria Lai, Antonio Marras, Caterina Murino, Elisabetta Canalis, Geppi Cucciari, Michela Murgia, Giovanni Floris, Bianca Berlinguer, Marcello Fois e molti altri.
Sono personalità che hanno rappresentato la Sardegna nella politica e nelle istituzioni, nell'arte, nello sport, nella letteratura, nel giornalismo e nello spettacolo. L’albo d’oro è diventato così, quasi inconsapevolmente, una sorta di mappa della Sardegna contemporanea.
Fra i premiati delle edizioni più recenti figurano inoltre il regista pluripremiato Bonifacio Angius, il manager di fama mondiale già direttore generale di Dolce e Gabbana e tra i nuovi volti della governance del Cagliari Calcio Fedele Usai, lo scrittore tradotto in venti nazioni Piergiorgio Pulixi, spesso in cima alle classifiche di vendita con i suoi capolavori pubblicati da Rizzoli, Mondadori, Marsilio e Feltrinelli e altre personalità che hanno portato avanti, ciascuna nel proprio campo, quella stessa idea di eccellenza e rappresentanza.
E c'è un dettaglio che merita di essere ricordato: nel corso degli anni la Navicella non è stata riservata soltanto a chi è nato in Sardegna. Il premio ha infatti accolto anche i cosiddetti “sardi d’adozione”, persone che hanno costruito con l’Isola un rapporto così profondo da diventare parte del suo racconto. È il caso emblematico di una star di caratura mondiale come Amii Stewart.
Il ruolo di riferimento della manifestazione è quello di Franco Cuccureddu, presidente della giuria e figura storicamente legata alla nascita e allo sviluppo del premio.
Dietro il riconoscimento c'è una struttura che ha mantenuto nel tempo una caratteristica precisa: la composizione multidisciplinare della giuria annovera, oltre allo stesso Cuccureddu, da oltre due anni assessore regionale del Turismo, Commercio e Artigianato tra i più attivi e brillanti della Giunta di Alessandra Todde, la prima donna della storia a guidare Villa Devoto, il giornalista Bepi Anziani, l’intellettuale Aldo Brigaglia, il manager Alessandro Collini, il medico e per oltre 30 anni presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Cagliari Raimondo Ibba, la rappresentante del mondo dell’emigrazione Serafina Mascia, il direttore esecutivo del Premio Lorenzo Muggianu, l’imprenditrice Giovanna Palimodde, la giornalista e vicedirettore di Rai Parlamento Anna Piras e lo scienziato microbiologo Salvatore Rubino.
Una formula pensata per evitare che il concetto di eccellenza venga definito da un solo ambiente o da una sola sensibilità.
L'organizzazione è affidata all'associazione Sardegna Oltre il Mare, mentre Porto Rotondo è diventato ormai una delle sedi simboliche dell'evento. Il Teatro Mario Ceroli, con la sua particolare architettura e il rapporto con l'opera dell'artista da cui prende il nome, costituisce da 13 anni lo scenario naturale di una manifestazione che vuole tenere insieme cultura e identità.
L'edizione 2026 si inserisce inoltre nel programma di Porto Rotondo Life con il coinvolgimento del Consorzio di Porto Rotondo e il patrocinio del Comune di Olbia che supportano il Premio assieme alla Fondazione di Sardegna, presieduta da Giacomo Spissu, la multinazionale spagnola Acciona, rappresentata dal Country Manager per l’Italia Luigi Patimo, il Banco di Sardegna con il direttore Generale Mauro Maschio, l’Hotel Abi D’Oru di Diana Zuncheddu, gli Hotel Sporting e Sestante, strutture d’eccellenza della Famiglia Molinas, l’Hotel Gabbiano Azzurro e le cantine Surrau produttrici di vini premiati a livello nazionale e internazionale.
Il Navicella, del resto, non è mai stato soltanto una consegna di targhe e statuette.
La formula della serata mette insieme racconto, musica, teatro e testimonianze personali con la conduzione impeccabile della bravissima Egidiangela Sechi: quest’anno a leggere le motivazioni è stato invitato l’attore Daniele Monachella mentre gli intermezzi musicali sono stati interpreti da un ensemble dell’Orchestra da Camera della Sardegna con il bandoneon solista di Daniele Di Bonaventura.
È anche per questo che la manifestazione ha saputo mantenere nel tempo una dimensione spettacolare senza perdere il proprio carattere culturale.
Il palcoscenico del Ceroli diventa così un luogo nel quale le biografie dei premiati vengono messe a confronto con l'idea più generale di Sardegna: non una terra chiusa nella propria insularità, ma una comunità capace di produrre figure che si misurano quotidianamente con il mondo.
Dopo venticinque edizioni, il valore del Premio Navicella sta forse proprio nella sua continuità.
In un'epoca nella quale i riconoscimenti rischiano spesso di moltiplicarsi fino a perdere significato, il premio di Porto Rotondo ha costruito lentamente una propria identità. Lo dimostra l'albo d'oro, lo dimostra la varietà dei settori rappresentati e lo dimostra soprattutto la capacità di mettere accanto nomi affermati e percorsi meno conosciuti, campioni e studiosi, artisti e giornalisti.
La Sardegna che emerge da questa lunga storia non è quella della cartolina né quella della nostalgia.
È una Sardegna che studia, crea, compete, scrive, ricerca, suona, comunica. Una Sardegna che parte e che, proprio grazie ai suoi talenti, continua a tornare.
La piccola navicella d'argento consegnata ieri sera a Porto Rotondo racchiude allora un significato che va oltre il premio individuale. È il simbolo di un viaggio collettivo.
E forse è proprio questa la ragione per cui, dopo un quarto di secolo, quella navicella continua a navigare.
Luigi Puddu
Ieri sera, sabato 5 settembre, il Teatro Mario Ceroli di Porto Rotondo ha ospitato la XXV edizione del Premio Navicella Sardegna, una manifestazione che da un quarto di secolo prova a raccontare proprio questo movimento: la Sardegna che parte, si afferma, ritorna e continua a rappresentare se stessa fuori dai propri confini.
Organizzato dall’associazione Sardegna Oltre il Mare, il premio è nato con l’obiettivo di valorizzare personalità sarde, di nascita o di adozione, capaci di distinguersi nei campi più diversi. Un’impostazione rimasta sostanzialmente fedele alla propria vocazione originaria: non un riconoscimento confinato a una singola categoria, ma una galleria di talenti nella quale convivono cultura, scienza, sport, musica, giornalismo e spettacolo. La rosa dei premiati del 2026 restituisce una fotografia particolarmente significativa di questa filosofia.
La Navicella d’argento è andata a Gavino Murgia, musicista e polistrumentista nuorese, interprete di un percorso artistico nel quale la tradizione musicale della Sardegna ha incontrato linguaggi, culture e sonorità internazionali.
Il secondo riconoscimento della serata è stato assegnato a Patrizia Farci, protagonista nel campo della medicina e della ricerca scientifica. La sua presenza nell’albo d’oro sottolinea una delle caratteristiche più interessanti del premio: la volontà di considerare l’eccellenza scientifica non meno rappresentativa dell’identità dell’Isola rispetto alle arti o allo spettacolo.
Poi lo sport con Luigi “Gigi” Datome, olbiese, capitano della Nazionale italiana di basket e protagonista di una lunga carriera ai massimi livelli. Una figura che, per prestigio internazionale e radicamento territoriale, incarna perfettamente lo spirito del Navicella.
La cultura letteraria è stata rappresentata da Giuseppe Ledda, originario di Macomer, docente all’Università di Bologna e studioso di Dante. Il suo percorso porta la Sardegna dentro uno dei grandi filoni della cultura italiana ed europea. Nel campo dell'informazione il riconoscimento è andato a Laura Cappon, giornalista e inviata Rai originaria di Guspini, oggi tra le punte di diamante della redazione di “In mezz’ora”, il programma di approfondimento della domenica pomeriggio affidato all’autorevole conduzione di una delle giornaliste più amate della televisione italiane, Monica Maggioni, volto luminoso e straordinariamente empatico del terzo canale di Viale Mazzini.
Per lo spettacolo e il legame fra Sardegna e mondo una personalità che lo star system ci invidia, una sarda adottiva che ha fatto ballare tutto il pianeta con le sue hit universali, Amii Stewart, artista internazionale che da anni ha scelto Porto Cervo come sua residenza principale e che continua una carriera stellare iniziata giovanissima sui più importanti palchi dei Cinque Continenti.
Completa il quadro Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico, esperto di fama internazionale e prestigioso esponente del CNR, volto noto della Tv di Stato con “Sapiens” uno dei programmi più seguiti del palinsesto di Viale Mazzini e apprezzato da tre generazione di telespettatori, destinatario del Premio speciale Olimpia Matacena, riconoscimento dedicato alle personalità della comunicazione.
Sette nomi, dunque, ma soprattutto sette percorsi diversi. È questo il tratto distintivo del Navicella: non cercare una definizione univoca dell'eccellenza sarda, bensì mostrarne la pluralità.
Il trofeo consegnato ai vincitori è una riproduzione in argento di una navicella nuragica, realizzata dall’orafo cagliaritano Bruno Busonera.
La scelta non è soltanto estetica. La navicella è un oggetto profondamente legato all’immaginario archeologico della Sardegna e diventa, nel contesto del premio, una metafora potente: partire senza dimenticare da dove si viene.
È probabilmente questa la ragione per cui, dopo venticinque edizioni, il riconoscimento conserva una sua particolare riconoscibilità. Non premia semplicemente il successo. Premia un successo che, in qualche modo, continua a parlare dell’Isola. Il modo più efficace per misurare la strada percorsa dal Premio Navicella è sfogliare il suo albo d’oro.
Nel corso delle precedenti edizioni sono comparsi nomi appartenenti a mondi diversissimi: Francesco Cossiga, Gianfranco Zola, Maria Lai, Antonio Marras, Caterina Murino, Elisabetta Canalis, Geppi Cucciari, Michela Murgia, Giovanni Floris, Bianca Berlinguer, Marcello Fois e molti altri.
Sono personalità che hanno rappresentato la Sardegna nella politica e nelle istituzioni, nell'arte, nello sport, nella letteratura, nel giornalismo e nello spettacolo. L’albo d’oro è diventato così, quasi inconsapevolmente, una sorta di mappa della Sardegna contemporanea.
Fra i premiati delle edizioni più recenti figurano inoltre il regista pluripremiato Bonifacio Angius, il manager di fama mondiale già direttore generale di Dolce e Gabbana e tra i nuovi volti della governance del Cagliari Calcio Fedele Usai, lo scrittore tradotto in venti nazioni Piergiorgio Pulixi, spesso in cima alle classifiche di vendita con i suoi capolavori pubblicati da Rizzoli, Mondadori, Marsilio e Feltrinelli e altre personalità che hanno portato avanti, ciascuna nel proprio campo, quella stessa idea di eccellenza e rappresentanza.
E c'è un dettaglio che merita di essere ricordato: nel corso degli anni la Navicella non è stata riservata soltanto a chi è nato in Sardegna. Il premio ha infatti accolto anche i cosiddetti “sardi d’adozione”, persone che hanno costruito con l’Isola un rapporto così profondo da diventare parte del suo racconto. È il caso emblematico di una star di caratura mondiale come Amii Stewart.
Il ruolo di riferimento della manifestazione è quello di Franco Cuccureddu, presidente della giuria e figura storicamente legata alla nascita e allo sviluppo del premio.
Dietro il riconoscimento c'è una struttura che ha mantenuto nel tempo una caratteristica precisa: la composizione multidisciplinare della giuria annovera, oltre allo stesso Cuccureddu, da oltre due anni assessore regionale del Turismo, Commercio e Artigianato tra i più attivi e brillanti della Giunta di Alessandra Todde, la prima donna della storia a guidare Villa Devoto, il giornalista Bepi Anziani, l’intellettuale Aldo Brigaglia, il manager Alessandro Collini, il medico e per oltre 30 anni presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Cagliari Raimondo Ibba, la rappresentante del mondo dell’emigrazione Serafina Mascia, il direttore esecutivo del Premio Lorenzo Muggianu, l’imprenditrice Giovanna Palimodde, la giornalista e vicedirettore di Rai Parlamento Anna Piras e lo scienziato microbiologo Salvatore Rubino.
Una formula pensata per evitare che il concetto di eccellenza venga definito da un solo ambiente o da una sola sensibilità.
L'organizzazione è affidata all'associazione Sardegna Oltre il Mare, mentre Porto Rotondo è diventato ormai una delle sedi simboliche dell'evento. Il Teatro Mario Ceroli, con la sua particolare architettura e il rapporto con l'opera dell'artista da cui prende il nome, costituisce da 13 anni lo scenario naturale di una manifestazione che vuole tenere insieme cultura e identità.
L'edizione 2026 si inserisce inoltre nel programma di Porto Rotondo Life con il coinvolgimento del Consorzio di Porto Rotondo e il patrocinio del Comune di Olbia che supportano il Premio assieme alla Fondazione di Sardegna, presieduta da Giacomo Spissu, la multinazionale spagnola Acciona, rappresentata dal Country Manager per l’Italia Luigi Patimo, il Banco di Sardegna con il direttore Generale Mauro Maschio, l’Hotel Abi D’Oru di Diana Zuncheddu, gli Hotel Sporting e Sestante, strutture d’eccellenza della Famiglia Molinas, l’Hotel Gabbiano Azzurro e le cantine Surrau produttrici di vini premiati a livello nazionale e internazionale.
Il Navicella, del resto, non è mai stato soltanto una consegna di targhe e statuette.
La formula della serata mette insieme racconto, musica, teatro e testimonianze personali con la conduzione impeccabile della bravissima Egidiangela Sechi: quest’anno a leggere le motivazioni è stato invitato l’attore Daniele Monachella mentre gli intermezzi musicali sono stati interpreti da un ensemble dell’Orchestra da Camera della Sardegna con il bandoneon solista di Daniele Di Bonaventura.
È anche per questo che la manifestazione ha saputo mantenere nel tempo una dimensione spettacolare senza perdere il proprio carattere culturale.
Il palcoscenico del Ceroli diventa così un luogo nel quale le biografie dei premiati vengono messe a confronto con l'idea più generale di Sardegna: non una terra chiusa nella propria insularità, ma una comunità capace di produrre figure che si misurano quotidianamente con il mondo.
Dopo venticinque edizioni, il valore del Premio Navicella sta forse proprio nella sua continuità.
In un'epoca nella quale i riconoscimenti rischiano spesso di moltiplicarsi fino a perdere significato, il premio di Porto Rotondo ha costruito lentamente una propria identità. Lo dimostra l'albo d'oro, lo dimostra la varietà dei settori rappresentati e lo dimostra soprattutto la capacità di mettere accanto nomi affermati e percorsi meno conosciuti, campioni e studiosi, artisti e giornalisti.
La Sardegna che emerge da questa lunga storia non è quella della cartolina né quella della nostalgia.
È una Sardegna che studia, crea, compete, scrive, ricerca, suona, comunica. Una Sardegna che parte e che, proprio grazie ai suoi talenti, continua a tornare.
La piccola navicella d'argento consegnata ieri sera a Porto Rotondo racchiude allora un significato che va oltre il premio individuale. È il simbolo di un viaggio collettivo.
E forse è proprio questa la ragione per cui, dopo un quarto di secolo, quella navicella continua a navigare.
Luigi Puddu
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