Olbia, 911 parti nell'ospedale nel 2013
Aumentano le partorienti straniere


OLBIA. Nonostante il decremento demografico registrato in Italia e soprattutto in Sardegna, l’ospedale di Olbia resiste e anche quest’anno nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del Giovanni Paolo II si sono superati i 900 parti. Nel corso del 2013, infatti, sono stati 911 i bambini nati nell’ospedale di Olbia,  di questi dodici sono stati parti gemellari, con una piccola contrazione di appena dieci nascite in meno rispetto all’anno precedente in cui sono nati 921 bambini. “Un rallentamento minimo dell’1 per cento se confrontato con l’andamento nazionale e regionale che, invece, viaggia intorno al 10 per cento”, spiega Antonio Rubattu, primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale olbiese. “Nonostante l’assenza di importanti servizi, come la Partoanalgesia o la Terapia intensiva neonatale, Olbia dimostra di esser centro di riferimento del nord Sardegna”.

La contrazione del numero delle nascite nella struttura ospedaliera di Olbia è in parte legata alla crisi, ma anche all’assenza nelle nostre strutture della terapia intensiva neonatale e del servizio di Partoanalgesia. Infatti, nel corso del 2013, un centinaio di donne che rischiavano di partorire prima della 34esima settimana, sono state indirizzate verso altre strutture sanitarie che garantiscono, a differenza della struttura olbiese, l’assistenza neonatologica con terapia intensiva. “Con i numeri registrati dalla nostra struttura che oramai si sono consolidandosi negli anni – spiega il direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Giovanni Paolo II – ci avviciniamo a quella soglia identificata dal ministero della Salute che prevede oltre i mille parti il passaggio ad una struttura dotata almeno di un’assistenza Subintensiva neonatale”, spiega il primario. “Abbiamo cercato di attivare il servizio di Partoanalgesia; con la direzione aziendale, guidata dal direttore generale Giovanni Antonio Fadda, nell’intento di garantire anche in Gallura il diritto delle donne di partorire senza dolore, abbiamo cercato di attivare, senza non poche difficoltà, il servizio, diventato ormai indispensabile. In attesa di una risposta definitiva da parte della Regione, come azienda abbiamo intrapreso un percorso che ci consentirà di avviare a breve un “progetto sperimentale” che, grazie alla preziosa collaborazione degli anestesisti, e con i soli fondi delle prestazioni aggiuntive, consentirà di attivare anche negli ospedali galluresi il servizio di Partoanalgesia”, ha aggiunto Rubattu. 

Il reparto dell’ospedale olbiese è stato fra i primi in Sardegna a dare la possibilità di donare il sangue del cordone ombelicale: nel 2012 il “Giovanni Paolo II” è stato accreditato per il prelievo del sangue cordonale ed oggi le donne che lo desiderano possono optare per la donazione a scopo solidale, contribuendo così a salvare la vita di persone affette da malattie genetiche, immunologiche ed ematologiche.

Analizzando i dati relativi alle partoriente emerge che, nel corso del 2013, è aumentata di quattro anni l’età media delle mamme, passata dai 32 ai 36 anni, oltre che sono numerose le over 40 che ricorrono alla procreazione medicalizzata assistita che si concludono spesso con parti gemellari. E altro dato significativo rilevato è la presenza elevata di neo mamme straniere: l’ospedale olbiese, infatti, si caratterizza per la sua multietnicità.  Nel reparto materno-infantile sono state accolte e assistite donne di 35 nazionalità diverse, per un totale di 195 mamme straniere, ossia circa il 22 per cento del totale delle partorienti. Il numero maggiore di mamme straniere proviene dalla Romania, con 86 parti (erano 65 nel 2012), seguite da Marocco con 16 (erano 18 nel 2012), Senegal con 11, Polonia con 8 (erano 22 nel 2012), Svizzera, Pakistan, Brasile, Cina, Russia, Austria, Egitto, Thailandia, Ecuador, Messico, Canada, Svizzera e Australia.

 

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SIDDURA MAÌA