Anche Olbia celebra la giornata della memoria con due eventi

OLBIA. Il comune di Olbia celebra due giornate di grande importanza per la nostra storia, quella della memoria e quella del ricordo, con eventi ad esse dedicate. «Vogliamo continuare a ricordare questi periodi della nostra storia, quando un numero spropositato di persone ha perso la vita e subìto immani sofferenze a causa di guerre dominate da ideologie. Vogliamo farlo con gli studenti e con i cittadini, perché quelle tragedie siano oggi un monito per le coscienze di tutti, affinché fatti del genere non accadano» afferma l’Assessore alla Cultura Sabrina Serra.

Mercoledì 30 gennaio alle ore 18.30 presso il Museo Archeologico si terrà l’evento “Oltre il filo spinato”. La Shoah verrà raccontata dal cuore pulsante di uomini e donne: il racconto si rafforzerà con intensi momenti musicali dal vivo e le foto d’epoca che amplificano visivamente la narrazione, traducendo le parole in immagini. Un percorso nella memoria, dai quaderni, dai diari, dalle tracce degli scritti, di donne e uomini sopravvissuti e non sopravvissuti all’inferno dei campi di concentramento. La drammaturgia si compone con le parole di Etty Hillesum, Elie Wiesel, Peter Weiss, Primo Levi, Ruth Kluger, Elisa Springer, per rappresentare la resistenza e la resa di fronte al tentativo di annientare la dignità delle persone.Il giorno del ricordo ha lo scopo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa questione nord orientale.

Verrà celebrato giovedì 14 febbraio alle ore 10.30, sempre al Museo Archeologico, con un incontro promosso dall’associazione culturale “Karol Wojtyla”. Si tratta di un incontro di approfondimento e conoscenza del patrimonio storico e dell’identità culturale grazie alla testimonianza diretta di Marisa Brugna, che ha partecipato personalmente al dramma dell’esodo istriano. Marisa Brugna, già presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia-Sassari, autrice del libro “La memoria negata, vivere in un campo profughi”, racconterà la sua esperienza di esule istriana a partire dal 1949, quando a sette anni, insieme alla sua famiglia, dovette abbandonare Orsera, un piccolo paese tra Rovigno e Parenzo, arrivando in Sardegna, Fertilia, nel 1959, dopo aver trascorso dieci anni all’interno di un centro di raccolta Profughi.

© Riproduzione non consentita senza l'autorizzazione della redazione

Leggi anche

SIDDURA MAÌA