Lunedì 4 marzo a Olbia in proiezione "La Sedia" di Gianluca Vassallo

OLBIA. Lunedì 4 marzo, presso il Politecnico Argonauti di Olbia, sarà proiettato in anteprima in città il primo lungometraggio di Gianluca Vassallo La Sedia. Saranno presenti l'autore e parte del cast del film.  La sedia firmato da Gianluca Vassallo è un film che vede protagonisti Michele Sarti, Renzo Cugis, Bianca Maria Lay, Giuseppe Boy, Noemi Medas.   Si tratta di un film realizzato in assoluta indipendenza Vassallo porta sullo schermo la tensione esistenziale di un uomo che si confronta con il sul passato.

“Pietro torna in Sardegna in seguito alla morte del padre. Il suo obiettivo è incontrare il fratello Andrea, che non vede da molto tempo, per decidere a chi spettano i due oggetti che il genitore ha lasciato loro: una pistola e una sedia. Nel suo peregrinare in una Sardegna assolata ha modo di fare diversi incontri. Non è facile, in tempi non semplici come sono quelli attuali per il cinema italiano, portare sullo schermo un film, come si sarebbe detto un tempo, “duro e puro”. Un film cioè che, libero da vincoli produttivi, non deve dare conto a nessuno se non alla creatività di chi lo ha scritto e diretto, e all'adesione degli interpreti al progetto. Vassallo è un artista che non ha il timore di sperimentare e non ha neppure il timore di mettere in gioco un'opera d'arte altrui facendole assumere un valore simbolico. La sedia che Pietro trascina con sé in un viaggio che fonde disillusione e speranza non è una sedia qualsiasi. È La Sedia n.1 del designer Enzo Mari che lo stesso progettò nel 1974 con l'idea di realizzare un oggetto assemblabile da parte di chi lo avesse acquistato, trasmettendo quindi le competenze necessarie per la sua realizzazione. Di lui un altro importante designer, Alessandro Mendini, ebbe a dire: "Mari non è un designer, se non ci fossero i suoi oggetti mi importerebbe poco. Mari invece è la coscienza di tutti noi, è la coscienza dei designers, questo importa. Con questo prodotto artistico e artigianale al contempo e con l'interpretazione di Michele Sarti che mette corpo e anima ci spinge ad aderire al tormentato viaggio del protagonista in una Sardegna forse mai fotografata con così tanta partecipazione disgiunta da qualsiasi sottinteso di carattere turistico. Vassallo la definisce come una fotografia "despettacolarizzata e senza artificio" ma forse proprio per questo si rivela decisamente sorprendente.  Gianluca Vassallo vive e lavora a San Teodoro e nel mondo. Non chiamatelo fotografo perché si offende. Si esprime attraverso il video, il suono, la fotografia, le installazioni con una attenzione particolare all'aspetto relazionale e di processo.Il suo lavoro è stato presentato da istituzioni e gallerie in Italia e all'estero. Tra queste: Caleum Gallery, New York (2017); Istituto Italiano di Cultura, Stoccolma (2017); Fondazione di Sardegna, Cagliari (2016/2017); Padiglione Portogallo Biennale Architettura di Venezia, Venezia (2016); Museo dell'Emigrazione, Asuni (2016); Foscarini Spazio Soho, New York (2015,2016); Palazzo della Penna, Perugia (2014); Schauwerk Museum, Sindelfingen (2013, 2014); Museo MAN, Nuoro (2014); Stadtgalerie, Kiel (2014); Tempio di Adriano, Roma (2013); Masedu Museo, Sassari (2013); Fondazione Meta, Alghero (2013); Museo MART, Rovereto (2012); PAN, Napoli (2010). Tra i vincitori del Premio Terna 2013, Menzione Speciale Premio VAF 2014.
Tra le operazione di arte pubblica Exposed (2013), Free Portrait (2013/2015), I was there (2016) Shoot Me Orlando (2016), La Città Invisibile (2016), Biancolabbra (2017). VOTA PER ME (2018). I suoi lavori sono presenti in decine di pubblicazioni, la tra cui, Faces, libro di Peter Weiermair sul ritratto contemporaneo.
È fondatore e direttore artistico di White Box Studio attraverso il quale il suo sguardo e quello di altri talenti sardi alle aziende del design industriale, della moda, dell'editoria e alle istituzioni culturali cercando di trasformare le attività di comunicazione in occasioni per indagare la complessità utilizzando empatia e leggerezza come strumenti primari.
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