
Palermo, 29 nov. (AdnKronos) - Antonino Di Maggio, uno dei quattro fermati del blitz dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo, era in ottimi rapporti con i boss di Tommaso Natale Salvatore e Sandro Lo Piccolo. A rivelarlo agli investigatori è il neo pentito di mafia, Nino Pipitone, le cui dichiarazioni hanno permesso di fare luce su tre omicidi di mafia avvenuti nel 1999 e nel 2000. In manette oggi per l'assassinio di Antonino Failla e Giuseppe Mazzamuto e di Francesco Giambanco sono finiti i boss Giovanbattista Pipitone, Antonino Di Maggio e l'imprenditore Salvatore Cataldo. Mentre una quarta persona, Ferdinando Freddy Gallina, destinataria del provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Palermo, è stata individuata negli Stati Uniti, dove da qualche tempo si era rifugiata. "So che per alcuni periodi della loro latitanza - spiega Pipitone ai magistrati - sono stati anche ospitati a casa dello stesso Di Maggio, a Piraineto". E' lo stesso collaboratore di giustizia a tracciare il 'curriculum' criminale di Di Maggio. "E' un uomo d'onore della famiglia di Carini, affiliato prima del 2000". Per molti anni ha gestito la cassa della famiglia mafiosa di Carini. "Era un punto di riferimento anche per le estorsioni" racconta ancora l'ultimo pentito di mafia, spiegando che proprio per via dei rapporti con la famiglia Pipitone ("E' cognato dei miei zii e di mio padre perché ha sposato la loro sorella") Di Maggio avrebbe anche ricoperto "ruoli delicati" nella costruzione della metropolitana che da Brancaccio doveva arrivare a Carini. "Salvatore Lo Piccolo - racconta Pipitone - aveva incaricato Di Maggio di occuparsi della messa a posto delle ditte che si occupavano dei lavori e di distribuire il ricavato, secondo le competenze territoriali, alle varie famiglie del mandamento di San Lorenzo/Tommaso Natale. So che aveva una contabilità per questa sua gestione dei lavori della metropolitana".
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