Centrosinistra: Bussolati (Pd), sfida Pisapia è la nostra, no preclusione

politica
AdnKronos
Milano, 22 mag. (AdnKronos) - "La sfida di Giuliano Pisapia è anche la nostra", ma preoccupano "gli atteggiamenti divisivi" di chi, come alcuni esponenti di Mdp, "da venti anni lavora per dividere e non per unire". Pietro Bussolati, segretario del Pd milanese, a conclusione della tre giorni di Fondamenta, traccia con l'Adnkronos un orizzonte possibile di coalizione a sinistra in vista delle prossime elezioni, dopo l'appello lanciato dall'ex sindaco di Milano a dare vita ad un ampio movimento che sia la casa di tutto il centrosinistra. Per il Pd milanese "non c'è nessuna preclusione nei confronti di Pisapia e di Campo Progressista. Ho sempre detto - sottolinea Bussolati - che la sfida di Giuliano Pisapia di unire il centrosinistra è anche la nostra. Ed è prezioso il lavoro che sta facendo a sinistra del Pd".Dalla tre giorni milanese, che ha raccolto nello spazio industriale di via Watt i fuoriusciti del Pd, "emergono - nota Bussolati - alcune problematiche di tenuta di quel mondo. Lì figure che parlano oggi di unità sono le medesime che hanno avuto atteggiamenti fortemente divisivi. Sono i protagonisti delle azioni divisive nel centrosinistra degli ultimi 20 anni". E allora, innanzitutto, sottolinea Bussolati, "si deve chiedere a tutti di rispettare il lavoro altrui, anche quello del Pd che ha confermato Renzi alla sua guida. Con Pisapia non c'è alcuna preclusione. Mi preoccupa invece avere compagni di strada divisivi". L'ipotesi di un Nazareno bis, per Bussolati è un tema che non si pone. "La legge elettorale si fa cercando la più larga maggioranza possibile anche con Pisapia, Articolo 1, Lega... Bisogna superare il sistema attuale e tenere conto innanzitutto della governabilità e dunque del rapporto tra eletto ed elettore". Infine, sulla 'nuova Lega' di Matteo Salvini, la cui ambizione nazionale è stata sancita ieri dal congresso federale a Parma, Bussolati evidenzia come il segretario "ha intrapreso una strada che poco ha a che fare con la storia della Lega. Salvini invece che stare a Milano e in Lombardia ha preferito partecipare a marce e marcette di strema destra a Roma, creando non poco imbarazzo ai lombardi che chiedevano un partito vicino alle loro istanze. La bontà della sua scelta la vedremo dall'esito delle urne".

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