Sagra del mirto Telti

La leggenda degli chef giapponesi, Matsuhisa Nobu, per il secondo anno al Cala di Volpe

di Davide Mosca
OLBIA. Matsuhisa Nobu da bambino aveva un sogno: diventare uno chef. Un desiderio che con sacrificio e dedizione si è tramutato in una strada lastricata di successi. Oggi la sua cucina è una delle più rinomate al mondo e per il secondo anno sarà a Porto Cervo con il ristorante “Matsuhisa Cala di Volpe”. Nel corso di una conferenza stampa convocata in uno dei prestigiosi hotel di Marriott Costa Smeralda, lo chef giapponese ha descritto la sua filosofia e motivato la sua presenza in Sardegna: “La storia del mio primo ristorante è molto simile a quella del Cala di Volpe – racconta Nobu -. Dal 1987 si sono alternate aòmeno tre generazioni che vengono per i miei piatti, ma anche per condividere una esperienza. Per la cucina di qualità è fondamentale la genuinità del prodotto, per questo nei nostri menu stiamo introducendo più cibi sardi, per portare il concetto di Nobu sul territorio”. La cucina giapponese che propone lo chef è molto salutare e basata su tre concetti fondamentali: “Semplice e con buoni ingredienti, poche calorie ed energetica allo stesso tempo. “Siamo onorati e felici di poter avere per il secondo anno consecutivo il Matsuhisa Cala di Volpe unico ristorante del noto chef giapponese in Italia -ha commentato l’area manager di Marriott Costa Smeralda Frano Mulas- . Molti clienti vengono al Cala di Volpe per provare questa esperienza”.

Lo chef giapponese ha poi parlato della Sardegna: “Quest’Isola ha un grande potenziale, mi sono tuffato nell’acqua cristallina e ho visto una grande varietà di pesci, vorrei passare del tempo con i pescatori. Poi ho scoperto che la tradizione enogastronomica della Sardegna utilizza delle carni pregiatissime: il porcetto, l’agnello, la salsiccia e i salumi. Per questo stiamo lavorando per introdurre questi prodotti nella mia cucina. Già è stato fatto con le verdure e gli ortaggi che vengono coltivati nell’orto del Cala di Volpe”. Matsuhisa Nobu ha cominciato dal basso, per i primi tre anni ha lavorato come lavapiatti e cameriere, ma solo dopo aver coltivato la cultura del lavoro è potuto entrare in cucina collezionando negli anni -come da lui stesso affermato- successi e insuccessi: “Nessuno è perfetto e le persone intelligenti fanno errori, ma l’importante è sempre imparare da quegli errori ed evolversi per andare sempre più avanti. Per me la cucina è sinonimo di felicità. Ho perso mio padre a otto anni e sono cresciuto con mia madre e mia nonna svegliandomi al mattino con i rumori di cucina. Loro preparavano dei piatti per me con amore e il cibo mi dava felicità. E io ho voluto ricambiare quel gesto d’amore cercando di rendere felici i miei clienti”. 

Oggi Matsuhisa Nobu potrebbe essere uno dei migliori ambasciatori dell’Isola nel mondo: “Per me essere ambasciatore -ha commentato lo chef- significa promuovere la destinazione. Come ad esempio in Perù dove ho iniziato la mia carriera e dove la cucina non era trendy e alla moda come è oggi. L’anguilla era un pesce povero e non lo voleva nessuno, ma quando lo introdussi nei menu dei miei ristoranti anche altri chef mi seguirono. Oggi il Perù è diventato il maggior esportatore di anguille”.
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