Dalla vigna al calice: Siddùra trionfa al Vinitaly tra premi Decanter e Indice Bigot

OLBIA. Il Maìa di Siddùra, Vermentino di Gallura DOCG Superiore, è stato tra i vini protagonisti del workshop firmato Wine Spectator, uno dei momenti più rilevanti per la Sardegna al Vinitaly 2026. La partecipazione della cantina gallurese si è inserita all’interno di una selezione ristretta di produttori invitati a rappresentare l’eccellenza dell’isola in un confronto diretto con una delle voci più influenti della critica enologica internazionale. In programma il 13 aprile al Wine2Digital del PalaExpo, il workshop “Sardegna” di Wine Spectator ha riunito un numero limitato di aziende per una degustazione tecnica guidata da Alison Napjus, Senior Editor & Tasting Director della rivista per alcune delle principali aree vitivinicole mondiali. 

WINE SPECTATOR. Il formato, volutamente ristretto e interattivo, ha previsto la presentazione e degustazione dei vini direttamente da parte dei produttori, seguita da un confronto analitico con la redazione. 
In questo contesto, Maìa, il Vermentino di Gallura DOCG Superiore di Siddùra, è stato tra i vini protagonisti del workshop, contribuendo alla lettura contemporanea del Vermentino come espressione identitaria e competitiva a livello internazionale. Alison Napjus ha spiegato l’obiettivo della masterclass organizzata durante il Vinitaly: quello di conoscere le più importanti realtà vinicole della Sardegna. La selezione delle principali realtà enologiche dell’isola, invitate a partecipare all’evento, nasce quindi dal desiderio di approfondire e sviluppare un contatto diretto con la Sardegna del vino. “Siamo onorati di essere stati scelti con il Maìa, il nostro primo nato che incarna l'essenza stessa di Siddùra – ha spiegato Dino Dini, enologo della cantina sarda -.  Il vero segreto di questo Vermentino è l’affinamento: fermenta e affina negli stessi recipienti, grandi botti di rovere da tremila a quattromila litri – spiega l’enologo -. Abbiamo scelto un rovere stagionato all'aria per ben 48 mesi, selezionato specificamente per esaltare la freschezza e la pienezza del vino, senza che il legno ne sovrasti mai il frutto primario”.  
Il valore di un contesto così autorevole è stato sottolineato dal direttore generale di Siddùra, Mattia Piludu: “Il confronto con Wine Spectator ci ha messo di fronte a uno dei riferimenti più autorevoli della critica internazionale. Un passaggio importante per affermare il lavoro fatto sul Vermentino di Gallura e contribuire a rafforzare il posizionamento della Sardegna nel panorama del vino di qualità”.
 
DECANTER. La centralità del Maìa si è rafforzata ulteriormente nella masterclass Decanter “Radicate in Italia: i vitigni autoctoni al vertice della classifica DWWA”, in programma il 12 aprile. Il vino è stato infatti incluso tra le etichette premiate con il riconoscimento Platinum (97 punti) ai Decanter World Wine Awards 2025, all’interno di una selezione che rappresenta l’eccellenza dei vitigni autoctoni italiani. La degustazione, guidata dalla Master of Wine, Michelle Cherutti-Kowal, regional chair ai Decanter World Wine Awards 2026, ha evidenziato il ruolo crescente del Vermentino nel panorama internazionale, accanto a denominazioni storiche e consolidate.
A completare questo percorso, la partecipazione di Siddùra, sempre il 13 aprile, alla masterclass organizzata da Cronache di Gusto in collaborazione con il Consorzio di tutela del Vermentino di Gallura DOCG, che ha offerto una lettura territoriale e sistemica della denominazione. L’incontro ha messo in evidenza i dati di crescita della DOCG e il consolidamento del suo posizionamento qualitativo.

L’INDICE BIGOT. Accanto al riconoscimento ottenuto nei contesti di degustazione internazionale, Siddùra ha ricevuto durante il Vinitaly 2026 anche un importante attestato legato al lavoro in vigneto, firmato da Giovanni Bigot, agronomo, ricercatore e ideatore dell’indice che porta il suo nome. Un sistema che valuta in modo oggettivo la qualità agronomica, ponendo il vigneto al centro del valore del vino attraverso parametri fondamentali legati alla gestione e al potenziale qualitativo dell’uva. Il riconoscimento certifica la capacità di conoscere, interpretare e gestire il vigneto, sottolineando come proprio da questo approccio nasca la possibilità di raccontare il vino a partire dalla sua origine.
“La qualità si costruisce prima di tutto in vigna – sottolinea Luca Vitaletti, agronomo di Siddùra–. Questo risultato è il frutto di un lavoro quotidiano fatto di osservazione, scelte puntuali e gestione differenziata. Ogni vigneto richiede un approccio specifico, lungo tutta la stagione, e solo attraverso questa attenzione, supportata anche dai dati, è possibile ottenere uve capaci di esprimere valore nel vino”.
In questo scenario, Siddùra è emersa come interprete autorevole del Vermentino di Gallura, con Maìa a rappresentare un punto di sintesi tra identità territoriale e visione contemporanea. Siddùra si conferma una tra le realtà più dinamiche della viticoltura sarda, impegnata nella valorizzazione del Vermentino di Gallura DOCG come espressione distintiva capace di dialogare con i principali mercati e osservatori internazionali.

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