OLBIA. È stato sognato, desiderato, inseguito per anni. Per questo, vederlo finalmente lì, sul palco dell’Olbia Arena, ha generato l'effetto di un uragano emotivo. Vasco Rossi è tornato a Olbia, dove mancava dal lontanissimo 1983, e lo ha fatto prendendosi il cuore di un’intera isola. Un popolo transgenerazionale di fan storici e giovanissimi, uniti in un delirio collettivo che solo il mostro sacro del rock italiano sa generare. Il Komandante si è presentato in una forma splendida, supportato da una band pazzesca guidata da Stef Burns, capace di incendiare la notte sarda con assoli di chitarra fulminanti che proiettano la musica di Vasco in una dimensione internazionale e modernissima.
L'inizio è una dichiarazione d'intenti: le note graffianti di "Vado al massimo" scaricano immediatamente i decibel e l'energia accumulata in anni di attesa. Subito dopo, le parole incendiano lo spazio: «Ciao Olbia, finalmente in Sardegna! Ben ritrovati e dopo il Natale e la Pasqua finalmente comincia la nostra festa!» È una scaletta pensata per i veri adepti, ricca di perle rare che Vasco non eseguiva dal vivo da tempo immemore. Il viaggio musicale scava profondo nella nostalgia e nella rabbia generazionale ripescando tracce storiche dall'album "Non siamo mica gli americani" con l'ironia pungente di "(Per quello che ho da fare) Faccio il militare", per poi esplodere nella potenza rock di "Fegato spappolato" e nel manifesto ribelle di "C'è chi dice no". Non può mancare la hit Rewind che fa salire la temperatura anche grazie al tradizionale show di alcune fan sfegatate di Vasco che si sono mostrate in topless. Poi, l'atmosfera cambia. Diventa confessione, carne viva, lacrime. Con "Ormai è tardi" e la successiva "Canzone", la Sardegna si trasforma in un confessionale a cielo aperto. Tra la folla, ragazzi e ragazze piangono, si commuovono, vivono sulla propria pelle parole che forse curano o sanguinano per esperienze personali vissute. Ma il bello del rito di Vasco è proprio questo: si piange, si ride, si balla, si scherza. È un’esperienza catartica, un reset dell'anima come solo la buona musica è capace di fare. La tensione emotiva risale con il ruggito de "Gli spari sopra", la poesia struggente di "Sally" e l'inno di una generazione intera, "Siamo solo noi". Quando arriva la doppietta finale, con il sogno collettivo di "Un mondo migliore" che sfocia nell'immancabile e sacra "Vita spericolata", l'arena è un unico corpo che canta all'unisono, fino al gran finale liberatorio di "Albachiara".
Una macchina emotiva che ha trovato perfetto supporto in quella organizzativa. Gestire una marea umana del genere non è mai banale: la macchina ha retto alla perfezione la prima serata. Certo, tutto è migliorabile, ma chi frequenta i grandi eventi sa che qualche fila e un po' di attesa fanno parte del gioco, e il bilancio della prima giornata per il Comune di Olbia è da considerarsi un successo clamoroso. Perché per Vasco, ne vale decisamente la pena. La buona notizia? La tempesta perfetta non è finita. Oggi si bissa e l'appuntamento è per stasera, sabato 13 giugno, sempre all'Olbia Arena. Il Komandante è pronto a raddoppiare. La festa continua.
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