La balbuzie nelle mani

11/07/2016 - 9642 visualizzazioni
di Rita Careddu dal blog Porto Cervo Lifestyle
Mia madre è un’artista. È creativa, distratta, forte e profonda, ma soprattutto ha quell’innata capacità di tradurre in forme tutto quel dedalo di pensieri che le attraversa l’anima.
Mi ha insegnato che oltre le cose c’è sempre un cuore da scoprire, assimilare e interpretare secondo una tua prospettiva personale. Che non sempre il mondo ti capisce, ma tu intanto puoi cercare di vederlo da tanti punti di vista, finché non trovi quello che più ti si addice.
Ed eccomi qui, che giro intorno ad una pallina da golf per carpire quei segreti che nessuna prospettiva mi spiega.
È venerdì mattina. La sorte ha firmato un armistizio con il caldo dei giorni scorsi e un piacevole vento mi prende per mano fino al mio mentore di oggi, Marco che, come dice Matteo, riuscirebbe a far giocare bene anche un albero.

Al Pevero Golf Club si disputa oggi la Pevero for Ladies, una gara riservata a sole golfiste. Vedo sfilare davanti a me decine di elegantissime donne, una sorta di collezione primavera estate in chiave Porto Cervo LifeStyle. Infatti, per giocare a golf non c’è un profilo preciso, puoi essere alto due metri o poco più di un filo d’erba, puoi essere magro o più generoso nelle forme, puoi essere un ragazzino o avere i primi capelli bianchi, insomma puoi essere quello che vuoi, ma prima di tutto devi trovare il feeling con tutto quel mondo. E io le vedo, mentre eleganti si esibiscono in uno swing in cui il corpo è un tutt’uno con l’obiettivo, in una danza che mi ricorda i miei lontani volteggi sulle punte.

Marco mi porta in giro per il campo, secondo lui per farmi prendere confidenza con il mondo del golf, secondo me perché ha visto nel mio primo colpo sul green un futuro di zolle al vento.
Camminiamo. Mi spiega le regole principali e il codice etico che supporta prima di tutto uno stile di vita in campo. Tutto si svolge in un silenzio surreale, interrotto dai sussurri e, perché siamo comunque essere umani, da qualche imprecazione.
Alla fine del giro inizio a sentirmi a mio agio e scopro che i giocatori non sono solo statue integerrime votate al Dio golf, ma persone squisite con cui scambiare pareri, chiacchiere e più di una risata. Certo, hanno una capacità di resettare qualsiasi slancio emotivo quando sono loro a dover colpire, il che è invidiabile, ma mi ci abituerò. Alla fine del primo tour sento i polmoni carichi di ossigeno e una tremenda voglia di riprovare un approccio. Marco smette per un attimo le vesti di Direttore del Pevero per indossare un saio di pazienza e cordialità che lentamente sgretolo a suon di lisci. Eppure non smettiamo di divertirci, parlare e tracciare il primo solco per quello che poi è e rimarrà una bellissima amicizia.
Mentre fallisco colpo su colpo, Marco mi fa un’osservazione che mi riporta lontano nel tempo
– Hai la balbuzie tra le mani – dice sorridendo.
È la stessa frase che mi ripeteva mia madre quando cercavo nell’emulazione la strada che mi portasse a creare qualcosa che in qualche modo si avvicinasse al mondo dell’arte.
– Perché figlia mia, ognuno di noi ha qualcosa da dire, ma per scoprire come esprimerla, ci vuole tempo, fortuna, sudore e mille domande. Poi, a volte, la vita risponde.
Mentre per la prima volta sfioro la buca di pochi centimetri, sento che questa bellissima vita ti riserva ogni giorno la possibilità di scoprire nuove passioni. Lo vedo negli sguardi di queste bellissime donne che, rientrando dopo 18 appassionanti buche, trovano il tempo per salutarti e darti il loro incoraggiamento.
Io non so se ho fatto le domande giuste a questa vita, ma di una cosa sono certa, questa terra, ogni giorno, ti risponde.

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SIDDURA MAÌA